Terremoto Giappone, nucleare: le fughe radioattive mettono a rischio la catena alimentare

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“Le esplosioni potrebbero esporre la popolazione a radiazioni di lungo termine, che possono aumentare il rischio di cancro. Cancro alla tiroide, cancro alle ossa e leucemia. Bambini e feti sono in particolar modo vulnerabili”. Il condizionale è d’obbligo, ma le parole di Lam Ching-wan, patologo specializzato in chimica all’Università di Hong Kong, suonano come il primo inquietante campanello d’allarme per le fughe radiottive del post-terremoto che ha colpito il Giappone, classificato come il 5° terremoto con magnitudo più alta.

Difficile prevedere dove arriveranno le nubi di gas radioattivo che i tecnici al lavoro nella centrale nucleare di Fukushima sono stati costretti a liberare nell’atmosfera. Di certo, l’esperienza di Chernobyl, Hiroshima e Nagasaki permette a tutti noi di avere una chiara e inequivocabile certezza: le radiazioni potrebbero entrare nella catena alimentare delle zone contaminate. D’altra parte, la propagazione, come per il ciclo dell’acqua, avviene in modo tanto rapido quanto semplice: le goccioline di umidità che trasportano le particelle radioattive cadono al suolo (terra o acqua) ed entrano in contatto con vegetali (erba, alghe, ecc) e, in un secondo momento, con animali che di questi vegetali si nutrono (mucche, pecore, cavalli ma anche pesci).

A questo punto il danno è fatto, perché chiunque consumi gli animali contaminati consumerà anche le particelle radioattive. In questa ottica non deve stupire la preoccupazione di Len Tin-laptossicologo e professore associato all’Università Cinese della Scuola di Scienze Mediche di Hong Kong: nessuno denuncia alla Reuters – sta misurando i livelli di radiazione del mare. Ma c’è un ulteriore passaggio da tenere in considerazione, perché non solo le mucche, ma anche il latte delle mucche potrebbe risultare contaminato. A farne le spese sarebbero prima di tutto i bambini, sia perché il loro consumo di latte è maggiore, sia perché lemutazioni del DNA hanno un effetto più devastante su cellule in fase di crescita che su cellule già sviluppate.

Esattamente ciò che è accaduto a Chernobyl – afferma un esperto che preferisce rimanere anonimo – [dove] sfortunatamente i rischi non erano stati comunicati ai genitori.

E in Italia? “Niente rischi per gli italiani a tavola poiché gli arrivi di prodotti agroalimentari dal Giappone sono del tutto marginali per un importo che nel 2010 ha raggiunto solo i 13 milioni di euro, appena lo 0,03 per cento dell’import agroalimentare totale del nostro paese che nello stesso anno è stato pari a 36.346 milioni” fa sapere la Coldiretti analizzando i dati sul commercio estero con il Giappone, gravemente colpito dalla grave tragedia del terremoto e dall’incubo della contaminazione nucleare per la radioattivita’. Peraltro le importazioni – sottolinea la Coldiretti – riguardano per ben 3 milioni di euro piante e fiori che non sono destinate a fini alimentari mentre si rilevano arrivi praticamente irrisori, nell’ordine, di semi oleosi, bevande alcoliche, oli vegetali, prodotti dolciari, pesce e thè.

Roberto Zambon

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