Quegli allevamenti sempre più intensivi finanziati dall’Europa. La petizione

Allevamenti Europa

Ogni anno tra i 28 e i 32 miliardi di euro di pagamenti diretti vanno al settore dell’allevamento e l’attuale Politica Agricola Comune, la PAC, continua a sostenere solo le grandi aziende di stampo intensivo e industriale, contribuendo alla scomparsa delle aziende agricole più piccole e sostenibili

Gli allevamenti intensivi? Una grave e costante minaccia al nostro Pianeta: per produrre sempre più carne si distruggono intere foreste, si sottopongono gli animali a trattamenti assurdi e si inquinano acqua, suolo e aria. E il bello è che questo sistema insostenibile è finanziato con fondi pubblici europei. I sussidi della PAC, infatti, invece di incentivare gli agricoltori verso un’agricoltura più ecologica stanno spingendo verso una direzione pericolosa.

Se il numero degli allevamenti in Europa sta diminuendo, la produzione di carne e prodotti lattiero-caseari si concentra in aziende dalle dimensioni sempre maggiori. Ma chi le finanzia?

Greenpeace ha commissionato una valutazione proprio sull’uso dei fondi pubblici erogati tramite la Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione europea (ovvero l’insieme di regole per l’assegnazione di sussidi e incentivi agli agricoltori e allevatori europei) e ha analizzato le tendenze nel settore zootecnico europeo e l’uso dei terreni agricoli in Europa.

Dai dati del nuovo rapporto di GreenpeaceSoldi pubblici ‘in pasto’ agli allevamenti intensivi” emerge che almeno il 70% della superficie agricola di tutta Europa (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata all’alimentazione del bestiame e, escludendo dal calcolo i pascoli, più del 63% delle terre coltivabili è utilizzato per produrre mangime per gli animali invece che cibo per le persone.

Secondo i ricercatori, in Europa 125 milioni di ettari di terra sono destinati alla produzione di mangimi o al pascolo. Tenendo conto dei pagamenti della Politica Agricola Comune (PAC) basati sulle dimensioni delle aziende e dei sussidi che sostengono direttamente la produzione di bestiame, Greenpeace ha stimato che ogni anni tra i 28 e i 32 miliardi di euro di pagamenti diretti vanno al settore dell’allevamento, rappresentando circa il 18-20% del bilancio totale dell’Unione.

Gli scienziati avvertono che dobbiamo diminuire drasticamente la produzione di carne per evitare disastrose conseguenze per l’ambiente, la salute e il clima, ma i sussidi della PAC, invece di incentivare gli agricoltori verso un’agricoltura più ecologica stanno spingendo in una direzione pericolosa. A questo si aggiunge la mancanza di informazioni ufficiali sull’ammontare complessivo dei sussidi PAC destinati alla zootecnia, che è sintomatico di una preoccupante opacità del sistema”, dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia.

Secondo i dati Eurostat, circa il 72% degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni. Il numero totale di allevamenti è diminuito di 2,9 milioni, quasi un terzo, tra il 2005 e il 2013 a scapito solo delle aziende più piccole. Solo l’Italia, tra il 2004 e il 2016 ha perso oltre 320mila aziende, ma il numero delle aziende agricole molto grandi è aumentato di ben il 21%, e di quelle grandi del 23%.

allevamenti greenpeace

Sono numeri, questi, da associare ahinoi ai danni arrecati al clima, all’ambiente e alla salute pubblica dalla stessa produzione e dallo stesso consumo eccessivo di carne e prodotti lattiero-caseari.

Questo è il momento per invertire la rotta, ce lo chiede il Pianeta e i governi nazionali e il Parlamento europeo non possono non tenerne conto nella negoziazione della prossima Politica Agricola Comune, che riguarderà il periodo 2021-2027”, conclude la Ferrario.

Il 14 febbraio, la Commissione Ambiente del Parlamento europeo voterà sulla riforma della PAC proposta dalla Commissione europea. La votazione in seno alla Commissione Agricoltura è prevista per il 6 o 7 marzo e il voto nella sessione plenaria del Parlamento Ue è atteso ad aprile.

Se non volete che le piccole aziende agricole scompaiano e che quelle di dimensioni maggiori crescano sempre più, firmate qui la petizione.

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