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I contadini indiani stanno dando vita alla più grande protesta mai vista contro le multinazionali

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Milioni di contadini stanno paralizzando l’India dall’ottobre scorso in uno scontro durissimo con il governo in carica. E continueranno a farlo. Protestano contro 3 leggi che favorirebbero le multinazionali

Il 26 gennaio l’India celebrerà il 72° anniversario della Festa della Repubblica Indiana. Mentre a Nuova Delhi, come di consueto, è attesa una maestosa parata, tradizionale simbolo della potenza militare e del pluralismo culturale della nazione indiana, decine di migliaia di contadini indiani si riverseranno nella capitale per partecipare ad una grande manifestazione di protesta con i trattori, che si estenderà per ben 50 chilometri, lungo la tangenziale di Delhi, la Outer Ring Road. Altre simili manifestazioni avranno luogo nel resto del paese.

Gli agricoltori chiedono di abrogare le tre leggi agricole, emanate a settembre, che secondo loro potrebbero renderli vulnerabili di fronte ai giganti della vendita al dettaglio come Walmart Inc e India’s Reliance Industries.

Ondate di manifestazioni in attesa del 26 gennaio

Gruppi di contadini hanno in programma di partecipare a contro-manifestazioni di protesta in tutto il paese. Sono previsti sit-in a Delhi davanti alle sedi governative nei giorni antecedenti la festa della Repubblica (20-25 gennaio); in occasione del Republic Day del 26 gennaio, i membri delle organizzazioni e dei sindacati degli agricoltori hanno quindi annunciato ulteriori proteste, localizzate in diverse zone del paese proprio per intensificare la campagna antigovernativa. Scopo dei manifestanti è chiedere l’abrogazione delle controverse leggi agrarie approvate dal governo del primo ministro Narendra Modi alla fine del 2020.

L’oggetto della contestazione

In India, numerose organizzazioni di contadini e diversi partiti di opposizione contestano i tre emendamenti agrari introdotti dall’esecutivo nel settembre 2020. A loro avviso, i nuovi provvedimenti favorirebbero gli interessi delle grandi multinazionali del settore, a discapito dei produttori agricoli locali. Il governo indiano ritiene invece che la recente legislazione sia in grado di innalzare il reddito agricolo attraverso la promozione della partecipazione diretta dei contadini in un mercato libero-concorrenziale, fatte salve le tutele garantite ai contadini dai settori di mercato diretti e gestiti dallo Stato. Il premier Narendra Modi difende l’iniziativa, che a suo avviso aumenterebbe il grado di circolazione dei prodotti agricoli non solo tra gli Stati indiani, ma anche all’interno di ogni singolo Stato. I sostenitori del governo assicurano, ad esempio, che non verrà smantellato il sistema d’acquisto di riso e granaglie da parte delle agenzie pubbliche. I suoi detrattori prevedono invece che i depositi statali faticheranno a competere con le grandi multinazionali in un mercato agricolo più concorrenziale.

All’origine delle proteste

La contestazione contadina, accesasi nel novembre 2020, era dapprima culminata nel weekend del 27-29 novembre, quando oltre 300.000 contadini, provenienti dagli stati indiani del Punjab e dell’Haryana, avevano marciato in segno di protesta – sia a piedi, sia a bordo di trattori – alla volta della capitale indiana. Lo scorso dicembre, altre ondate di manifestazioni hanno scosso il paese. Picchetti e marce di protesta hanno coinvolto agricoltori originari degli Stati di Haryana, Uttar Pradesh e Punjab, che hanno creato disordini nella capitale bloccandone il traffico locale. I contadini indiani continuano a manifestare perché temono che le recenti innovazioni legislative possano mettere in crisi il sistema di garanzie assicurato dal sistema statale-governativo, finora basato sulla fissazione dei prezzi minimi imponibili sui prodotti agricoli, a tutela del reddito dei produttori locali.

Problemi irrisolti

Secondo l’India Brand Equity Foundation (IBEF), il 58% della popolazione indiana è dipendente dal lavoro agricolo. La maggiore frequenza di periodi di gravi siccità ha impoverito gli agricoltori indiani, la cui condizione socioeconomica è aggravata dalla pandemia da Covid-19. Come già accennato, la legislazione approvata a fine settembre, che liberalizza il mercato agricolo, costringe gli agricoltori indiani a vendere a chiunque a qualsiasi prezzo, dispensandoli dunque dall’obbligo di cedere i raccolti ai depositi statali a un prezzo fisso. Sono soprattutto gli agricoltori con piccoli appezzamenti di terra a chiedere che la riforma venga smantellata e che sia ripristinato il precedente sistema centralizzato. In alternativa, essi pretendono la garanzia di un prezzo minimo imponibile sui loro prodotti.

La repressione del governo non risparmia i social media

Molti manifestanti appartengono alla minoranza religiosa Sikh, impegnata da mesi in una battaglia di controinformazione per smentire le accuse diffuse sui social media dal partito nazionalista indù al potere, il Bharatiya Janata Party (BJP) (Partito del Popolo Indiano). Il BJP guidato da Modi attribuisce ad una parte dei contadini manifestanti l’etichetta di “separatisti”, accusandoli di volersi staccare dalla grande nazione multietnica indiana. I destinatari dell’attacco mediatico, che smentiscono le strumentali accuse avanzate dal partito al potere, proseguono inevitabilmente nella lotta.

Fonti: Reuters /IBEF/Guardian

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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