In Salento apre il primo mulino di comunità d’Italia, dove chiunque può macinare i grani antichi

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Sarà aperto a chiunque voglia macinare grani antichi in un mulino a pietra, condiviso con tutta la comunità (per chiudere così il ciclo di produzione).

Ricostruire le filiere dei cereali, dai campi alla tavola, e ripartire da una distribuzione a km 0. A Castiglione d’Otranto, una frazione di Andrano, in Puglia, nasce il primo mulino di comunità d’Italia, un vero e proprio centro di trasformazione dei cereali e dei legumi grazie al quale tutti, soprattutto i microproduttori, potranno finalmente produrre farine di qualità a costi equi. Un mulino a pietra che è l’unico a garantire, in fase di molitura, il mantenimento delle caratteristiche e delle qualità di questi cereali.

Nel cuore dell’area rurale di Castiglione d’Otranto, in zona Trice, il mulino è stato ideato dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino e sarà inaugurato domenica 31 marzo nell’ambito della seconda edizione della “Festa della Terra”.

Lo scopo? Riscoprire le antiche pratiche di coltivazione e garantire un servizio di molitura a costi equi e sostenibili per le famiglie, per i contadini e per le piccole e medie aziende.

Dopo la storia di Stefano Caccavari che ha salvato l’ultimo mulino a pietra rimasto nella sua Calabria, ecco un altro grande esperimento, primo in tutta Italia, che ci auguriamo incentivi sempre di più la coltivazione di cereali di ottima qualità e soprattutto italiani.

Da dove è nata l’idea del Mulino di comunità

Dopo aver riconvertito e coltivato dal 2012 alcune terre sottratte all’abbandono, nell’autunno del 2016 l’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino ha lanciato, insieme alla Rete Salento Km0, una campagna di raccolta fondi, racimolando in poco più di un mese ben 37mila euro, impiegati poi per la ristrutturazione dei locali che ad oggi ospitano il mulino.

mulino comunità 1

A seguito di uno stanziamento da parte della Regione Puglia e della Fondazione Con il Sud e dopo i lavori durati un anno, al momento, nel mulino ci sono già tre gli addetti alla produzione.

“Il mulino – spiegano gli attivisti di Casa delle Agriculture – è un presidio del diritto al cibo sano soprattutto per le fasce più deboli, che per ragioni di costi, finora, sono state dirottate verso l’acquisto di cibi spazzatura. Azionando la leva della prossimità e dell’educazione, riattivando risorse dormienti come le terre incolte e i vincoli di solidarietà, noi cerchiamo di praticare la democrazia alimentare, perché è una questione di salute: alla qualità hanno diritto di accedere i figli dei ricchi quanto i figli dei poveri, dei disoccupati, dei cassaintegrati, dei salariati. Non ci possono essere compromessi su questo”.

Il mulino non sarà solo un luogo di produzione e di lavoro, ma anche di incontro e cultura. Accanto ad esso sorgeranno infatti un piccolo giardino comune con alberi di frutti minori, uno spazio per la lettura e la cosiddetta little free library donata dalla Cianfrusoteca di Salice Salentino.

Un posto magico, insomma, dove incentivare la coltivazione di cereali di qualità e, perché no, dare nuova vita ai tanti terreni improduttivi.

Germana Carillo

Fonte foto

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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