Emergenza Popillia japonica: il nocivo coleottero giapponese sta distruggendo i nostri campi 

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Forse non avete mai sentito parlare della Popillia japonica, coleottero giapponese che già da qualche anno ha invaso il nord Italia. Un insetto che ha un’alta capacità infestante e per questo è particolarmente pericoloso per l’agricoltura.

Ad oggi nel nostro paese, la Popilla japonica ha già infestato un’area pari a 7500 km2 e la sua avanzata non tende ad arrestarsi, anzi, ogni anno si stima che si espanda di diversi chilometri. Ciò è dovuto alle caratteristiche di questo insetto che ha buona capacità di volo e riesce ad attaccare un’ampia varietà di piante.

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Sono oltre 300 le specie, tra erbacee, arbustive ed arboree, spontanee e coltivate, che sono in pericolo a causa di questo coleottero particolarmente pericoloso per l’agricoltura del nostro paese.

Sono soprattutto alcune pomacee, drupacee, microfrutti e la vite, le piante che attacca la Popilla japonica, colpendo sia le radici sia la parte aerea (fiori, foglie e frutti), di cui si nutrono rispettivamente le larve e gli insetti adulti.

Devastanti le conseguenze della sua presenza nei campi coltivati e nei frutteti (riduce la fruttificazione, incide negativamente sulla qualità dei frutti, provoca defogliazione e deperimento della pianta stessa) ma anche nei campi da calcio e da golf.

Infine, si riscontrano danni legati all’azione degli animali predatori delle larve di Popillia japonica, che contribuiscono a rovinare ancora di più le piante e in particolare il cotico erboso nei prati polifiti perenni. Si tratta dello strato più superficiale di cui si nutrono gli animali al pascolo.

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Danni enormi, insomma, che in Europa non sono ancora stati quantificati con precisione ma che negli Usa sono stati stimati in circa 450 milioni di dollari l’anno.

Per cercare di contrastare il coleottero giapponese, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), con il suo centro di Difesa e Certificazione, ha ideato il progetto “IPM Popillia” finalizzato proprio a fermare l’avanzata di questo insetto che nel 2019 è stato inserito dalla Commissione Europea nella lista degli organismi dannosi prioritari.

La strategia del CREA prevede l’utilizzo dei metodi di lotta biologica a basso impatto ambientale. Si utilizzeranno in questo caso nematodi (organismi vermiformi microscopici che penetrano all’interno dell’insetto, uccidendolo attraverso dei batteri) e funghi entomopatogeni (funghi che colonizzano e uccidono attraverso la produzione di micotossine) oltre che di reti insetticide.

Verrà stilato anche un vademecum con la profilassi sanitaria utile a fronteggiare il coleottero a livello europeo.

Fonte: Crea / Agronotizie

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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