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I Paesi Bassi sono pronti a ridurre del 30% gli animali negli allevamenti per limitare l’inquinamento (provocato dal letame e dall’urina)

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I Paesi Bassi, il maggiore esportatore di carne a livello europeo, sta valutando di ridurre di addirittura il 30% il numero di animali allevati sul territorio nazionale. E si tratterebbe taglio non indifferente per il Paese, dove il settore zootecnico genera circa 9,3 miliardi di euro all’anno. Il motivo di questa importante riduzione? Il letame e l’urina di mucche e altri animali d’allevamento contengono e rilasciano ammoniaca e che – attraverso gli scariche delle varie aziende – sta contribuendo fortemente ad inquinare fiumi e laghi.

L’ammoniaca, infatti, è un composto dell’azoto e in diverse aree del Paese sta compromettendo interi ecosistemi, provocando la formazione di alghe che riducono l’ossigeno nell’acqua che porta alla moria di pesci e altri animali. 

Una buona qualità dell’acqua è nell’interesse di tutti, delle persone e degli animali, della natura e dell’ambiente, ma anche dell’agricoltura stessa. – ha dichiarato Carola Schouten, ministra dell’Agricoltura – Insieme siamo già riusciti a migliorare significativamente la qualità dell’acqua, ma purtroppo è ancora insufficiente. Non ci sono più soluzioni facili. Ora dobbiamo fare tutto il possibile per assicurarci di raggiungere i nostri obiettivi relativi alla qualità dell’acqua. L’azoto e il fosforo causano la crescita di alghe nelle acque superficiali e se ciò accade con grande frequenza, la luce solare non penetra nelle piante acquatiche. Quando queste marciscono, assorbono l’ossigeno dall’acqua, provocando la morte dei pesci. A causa di questa reazione a catena, la biodiversità nelle acque superficiali scompare.

Per tutelare l’ambiente, quindi, i funzionari governativi hanno elaborato un piano che prevede la riduzione del 30% dei capi di bestiame degli allevamenti intensivi, che rappresenta uno dei programmi più radicali mai varati in Europa. Il piano propone due diversi scenari: il governo dei Paesi Bassi potrebbe procedere acquisendo i diritti sul bestiame o costringere gli agricoltori e gli allevatori a vendere i loro terreni. 

Allevatori e agricoltori sul piede di guerra 

Se da un lato il nuovo piano governativo è stato accolto con entusiasmo dagli ambientalisti, dall’altro gli allevatori lo hanno già criticato aspramente e sono sul piede di guerra. In passato diversi lavoratori del settore zootecnico hanno protestato con determinazione contro i precedenti provvedimenti, bloccando le strade con i trattori e sono pronti a manifestare di nuovo se il governo non cambierà idea. 

Sulla vicenda è intervenuta la LTO Nederland (Organizzazione agricola e orticola olandese), definendo l’ingerenza dello Stato un “autentico furto”. 

Siamo contro la coercizione in linea di principio, nessun furto di terra agli agricoltori! – commenta l’organizzazione – Inoltre, la misura non funzionerà. I procedimenti di esproprio durano molti anni, durante i quali agiremo a livello legale. I soldi possono essere spesi meglio. Molto meglio. LTO Nederland sta facendo pressioni sul governo e sulla Camera dei rappresentanti per il piano di equilibrio sostenibile che abbiamo presentato insieme ad altri cinque enti. Con i miliardi di investimenti necessari, ridurremo in modo significativo le emissioni di azoto attraverso un’ampia innovazione, il trasferimento volontario e l’acquisizione sempre su base volontaria. La terra rimane al settore agricolo.

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Fonti: PBL (Planbureau voor de Leefomgeving)/LTO Nederland

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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