Dopo 20 anni, domani l’Italia potrebbe aprire le porte a OGM e nuovi OGM

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Li abbiamo tenuti fuori dai confini italiani, dai nostri campi, per 20 anni ma ora gli OGM e i nuovi OGM potrebbero intrufolarsi nell’agricoltura e di conseguenza finire sulle nostre tavole. D0mani infatti la Commissione Agricoltura della Camera dovrà dare il proprio parere su 4 decreti proposti dal Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, in cui si potrebbe nascondere la tecnica di ricombinazione genetica (NBT) che la Corte di Giustizia UE equipara ai tradizionali ogm.

Una minaccia bussa alle nostre porte, una necessità di cui potremmo e dovremmo fare a meno, celata dietro l’aggiornamento delle misure fitosanitarie. Si punta infatti a riorganizzare il sistema sementiero nazionale, aprendo di fatto la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e dei cosiddetti “nuovi” OGM (New Breeding Techniques – NBT) che, come anticipato, una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2018, ha equiparato a quelli tradizionali.

“I nuovi decreti non solo tentano di introdurre gli OGM, “vecchi” e “nuovi”, nel nostro Paese, ma cancellano anche diritti fondamentali degli agricoltori come quelli dello scambio di sementi e della risemina  – diritti codificati dalla Legge 6 aprile 2004, n. 101 – “Ratifica ed esecuzione del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, con Appendici, adottato dalla trentunesima riunione della Conferenza della FAO a Roma il 3 novembre 2001″. Una decisione che verrebbe presa nella ricorrenza del secondo anniversario dell’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Contadini e delle altre persone che lavorano nelle Aree Rurali”

denuncia il WWF che si è fatto portavoce del punto di vista e delle preoccupazioni di altre associazioni di categoria: Acu, Aiab, Ari, Fair Watch, Federbio, Firab, Greenpeace, Isde, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Slow Food, Coordinamento Europeo Via Campesin.

Una decisione, quella di aprire ai vecchi e nuovi Ogm, che qualora passasse, arriverebbe mentre in Europa il Parlamento, con forte maggioranza e per la 50esima volta dal 2015, si è opposto all’importazione di 5 nuovi Ogm:

  • GM soybean MON 87751 × MON 87701 × MON 87708 × MON 89788: 472/194/30
  • GM maize MON 87427 × MON 89034 × MIR162 × MON 87411: 488/186/22
  • GM maize MIR604: 489/185/22
  • GM maize 88017: 489/185/22
  • GM maize 89034: 490/184/22.

Perchè aprire agli OGM è un suicidio per il Made in Italy

Gli OGM e i nuovi OGM potrebbero provocare uno tsunami in ambito frutticolo, vitivinicolo e delle sementi orticole, alcuni dei comparti fondamentali dell’agricoltura nazionale. Se da una parte, l’obiettivo dichiarato è quello di

“contrastare il rischio crescente di introduzione nel territorio dell’Unione europea di organismi nocivi, tali da minacciare seriamente i nostri sistemi produttivi agricoli con ripercussioni negative sulla qualità e i prezzi delle nostre derrate alimentari”,

di fatto si aprirebbero le porte a un pericolo ancora più grande, rappresentato dai nuovi OGM, tutto fuorché uno strumento utile a difendere tipicità, tradizione e territorialità delle nostre produzioni. Secondo le associazioni, essi non fanno altro che favorire l’agricoltura a monocoltura intensiva insostenibile e sempre più dipendente dalla chimica che minaccia la biodiversità, l’ambiente, la salute e la sopravvivenza della tradizione agricola italiana.

“L’apertura agli Nbt rappresenta inoltre una grave minaccia per la nostra filiera agricola anche da un punto di vista strettamente economico, considerando la chiara linea di opposizione agli Ogm mantenuta dall’Italia per 20 anni a tutela dell’agricoltura e della filiera agroalimentare italiana, che del non-Ogm ha fatto una bandiera e sulla quale ha costruito la sua forza” denuncia Slow Food.

Senza contare che i “nuovi” OGM sono ancora più pericolosi dei “vecchi”: con le nuove tecniche di ingegneria genetica infatti è possibile modificare la grande maggioranza di specie di interesse agrario, dal pomodoro alle mele, fino alla vite. Tutti prodotti simboli del Made in Italy ed eccellenze nostrane.

“La presenza dei nuovi OGM in pieno campo sarebbe devastante non solo per la biodiversità, ma anche economicamente. Le associazioni chiedono quale sarà la sorte della crescente produzione biologica, che in Italia vale oltre 4,3 miliardi di euro o dei prodotti a marchio DOP, IGP, STG, che valgono oltre 16 miliardi di euro, tutti rigorosamente “OGM free”? Quesito rivolto anche alle Regioni che hanno espresso parere favorevole ai decreti durante la seduta della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 17 dicembre, nonostante aderiscono alla rete europea delle Regioni OGM-free” proseguono le associazioni.

E tutto all’oscuro degli operatori del settore

Le proposte di decreti legislativi, su cui domani dovrà esprimersi la Commissione Agricoltura della Camera, sono stati considerati dagli autori egli adeguamenti “necessari” al recepimento di direttive europee.

“E’ noto a tutti che, relativamente alla riorganizzazione del sistema sementiero nazionale, non c’è nessuna necessità di adeguamento a norme europee poiché queste non sono state ancora modificate, come sostiene invece il nostro Ministero dell’Agricoltura” dice il WWF.

Ma le organizzazioni contadine, le associazioni dell’agricoltura biologica e quelle che si occupano di ambiente non sono state interpellate, pur essendo direttamente coinvolte non sono state interpellate anche se è chiaro che un eventuale ingresso di OGM e nuovi OGM in Italia si abbatterebbe proprio su di esse.

“La cancellazione di questi diritti fondamentali degli agricoltori sarebbe un regalo a un ristrettissimo numero di imprese sementiere, per lo più internazionali, e un danno economico e strutturale per l’agricoltura italiana e alla sua capacità di fare evolvere nei campi le coltivazioni e rispondere così ai cambiamenti climatici in corso, oltre che una violazione di trattati internazionali che sono già da molto tempo legge nazionale. Conservare, scambiare semi, seminare il proprio raccolto, ossia il miglioramento genetico contadino, per il bene di tutti, non può essere criminalizzato”.

Cosa sono i nuovi OGM, le New Breeding Techniques (Nbt)

Si tratta di OGM ottenuti con tecniche di ingegneria genetica del taglia e cuci, considerati, come stabilito dalla Corte di giustizia Europea nel 2018, alla stregua degli altri Ogm ma purtroppo ad oggi non è stato dimostrato che essi non presentino un rischio per l’agricoltura, l’ambiente e la biodiversità italiana.

Incrociamo le dita e auguriamoci di non trovare questo sgradevole regalo sotto l’albero di Natale.

Fonti di riferimento: WWF, Slow Food

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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