OGM: il sequestro di 2 aziende in Friuli Venezia Giulia riapre il dibattito

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La notizia del sequestro da parte del Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia di 2 aziende agricole, una in provincia di Udine e l’altra in provincia di Pordenone, a causa della coltivazione di 4 campi di mais OGM seminati a MON810, riapre il dibattito sul pericolo contaminazioni dei campi convenzionali o biologici.

Giorgio Fidenato, l’agricoltore del Friuli Venezia Giulia che sfidò tutti piantando per primo un campo di mais Ogm in Italia sostenendo che la coesistenza fosse possibile (“io ho seminato più tardi rispetto ai miei vicini e così la commistione non è avvenuta”), non è più solo. Il problema è che adesso non si tratta solo di sfidare i detrattori degli OGM , ma di compiere un atto illegale. Perché in Italia, almeno per il momento, le coltivazioni geneticamente modificate sono vietate.


La vicenda “riporta all’attenzione generale la grave problematica delle semine illegali di OGM –commenta Andrea Ferrante, presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB)- ed evidenzia l’urgenza di una rigorosa opera di vigilanza da parte degli organi competenti, così come di un intervento durissimo sotto il profilo giudiziario e sanzionatorio. In Italia, infatti, vige il divieto di coltivazione di OGM e chi trasgredisce la legge, sottoponendo tra l’altro l’ambiente e l’attività agricola alla contaminazione transgenica, si espone inevitabilmente e giustamente a denuncia penale”.

La coesistenza in campo aperto tra coltivazioni tradizionali e coltivazioni OGM è semplicemente impossibile – spiega Ferrante – oltre a rappresentare un problema ambientale e una minaccia per la biodiversità delle colture, le sementi geneticamente modificate espongono al costante rischio di contaminazione sia le colture tradizionali, che le colture biologiche, compromettendone così in modo irreparabile le qualità intrinseche”.

Le leggi possono piacere o meno però finche’ ci sono occorre rispettarle. Se ci muoviamo da questo principio non resta che il Far West dove regna la legge del più forte e non è certo la realtà che noi auspichiamo”, spiega poi la presidente di Coldiretti della provincia di Udine Rossana Clocchiatti, ricordando che la Coldiretti è “da sempre contraria all’introduzione di Ogm nell’agricoltura italiana”.

La parola definitiva su questa vicenda verrà dalla perizia disposta dalle procure di Udine e Pordenone che stanno seguendo l’inchiesta sulle coltivazioni di mais ogm seminato, secondo una prima analisi, in violazione della legge.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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