Glifosato, spunta l’ipotesi di frode sui dati che hanno permesso la riapprovazione in Europa

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Il Laboratorio di Farmacologia e Tossicologia (LPT) di Amburgo è stato recentemente accusato di frode in relazione a diversi test regolatori, per aver manipolato i dati sulla tossicità delle sostanze analizzate.

Il laboratorio ha condotto anche molti test sul glifosato, fornendo i risultati per consentire la riapprovazione dell’uso del pesticida in Unione europea nel 2017.

Secondo quanto riportato da PAN Europe (Pesticide Action Network) almeno uno studio regolatorio su 7 relativo al glifosato proviene da LPT, lo stesso laboratorio scoperto a distorcere e manipolare i dati per soddisfare i propri clienti,sostituendo animali deceduti con esemplari vivi e declassando i casi di tumori a semplici infiammazioni.

Secondo le indagini di PAN Germany, Global2000 e Corporate Europe Observatory almeno il 14% degli studi regolatori presentati per la nuova approvazione del glifosato nel 2017 sono stati condotti da LPT, ma il numero potrebbe essere più elevato, poiché non è semplice accedere alle informazioni presenti nei fascicoli.

Sulla base delle testimonianze dei dipendenti di LPT e delle prove rilevate nella struttura, il laboratorio sta affrontando un procedimento penale per frode, e questo pone ulteriori dubbi sull’approvazione del glifosato del 2017 e sull’intera procedura di valutazione della sicurezza dei pesticidi nell’UE.

Secondo PAN Europe tutti i test forniti da LPT devono essere considerati inaffidabili anche se si tratta di un laboratorio accreditato, perciò ha chiesto alla Commissione europea di non considerare gli studi sul glifosato condotti dal LPT per valutare la nuova autorizzazione d’uso in Unione europea.

“La stragrande maggioranza degli studi che portano all’approvazione di un pesticida sono condotti dalla stessa industria dei pesticidi, direttamente o tramite laboratori a contratto come LPT Hamburg.
Abbiamo criticato questo conflitto di interessi per molti anni.
La nostra coalizione di ONG “Cittadini per la scienza nel regolamento sui pesticidi” invita la Commissione a interrompere questo processo scandaloso: i test devono essere eseguiti da laboratori indipendenti sotto controllo pubblico, mentre il finanziamento degli studi dovrebbe essere sostenuto dall’industria” ha dichiarato Angeliki Lyssimachou, tossicologo ambientale presso PAN Europe.

Lyssimachou ha ricordato che, includendo gli studi effettuati in laboratori non accreditati, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno.
La Commissione europea è invece giunta a conclusioni diverse perché ha tenuto conto solo di alcuni studi, scartandone altri.

“È tempo che la salute dei cittadini abbia la precedenza sul profitto delle aziende!”, ha concluso Lyssimachou.

“Per anni, gli Stati membri europei, l’EFSA e la Commissione hanno difeso la convinzione che uno studio accreditato finanziato dall’industria è più affidabile di uno studio non industriale, non accreditato. Migliaia di studi indipendenti sui pesticidi che mostrano danni all’uomo o alla natura sono stati scartati dai regolatori perché non accreditatisecondo il principio del punteggio di Klimisch”, ha aggiunto Hans Muilerman, responsabile della politica chimica presso PAN Europe.

Fonte di riferimento: PAN Europe/IARC

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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