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I fichi d’India sono il futuro? Individuate dagli scienziati potenzialità straordinarie per salvare il Pianeta

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Sono in grado di resistere alla siccità, assorbono grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, sono potenzialmente in grado di produrre biocarburanti e garantire cibo a uomini e animali. Un solo frutto racchiude tutte queste capacità: il fico d’India. Un nuovo studio, condotto dall’Univeristà del Nevada di Reno, ha rivelato che esso potrebbe diventare il cibo del futuro.

Un frutto molto noto e diffuso anche in Italia, soprattutto al Sud, potrebbe dare una grande mano d’aiuto al Pianeta. Lo conferma la nuova ricerca che ha sviscerato le tante capacità racchiuse in questa preziosa pianta.

Secondo l’analisi, condotta dal College of Agriculture, Biotechnology & Natural Resources dell’Università del Nevada, il fico d’India potrebbe diventare una coltura importante al pari della soia e del mais nel prossimo futuro diventando anche una fonte di biocarburanti, nonché cibo sostenibile e foraggio. Una versatilità fuori dal comune e davvero straordinaria. Tutto merito dell’elevata tolleranza al calore e del basso consumo di acqua, caratteristiche che fanno del Fico d’India una pianta in grado di fornire carburante e cibo.

Gli attuali modelli sui cambiamenti climatici prevedono che gli eventi di siccità a lungo termine aumenteranno sia in termini di durata che di intensità, con temperature sempre più elevate e livelli più bassi di acqua disponibile. Molte colture, come riso, mais e soia, hanno un limite massimo di temperatura. Altre richiedono più acqua di quella che potrebbe essere disponibile in futuro.

“Le aree aride diventeranno più asciutte a causa dei cambiamenti climatici”, ha detto il professor John Cushman di biochimica e biologia molecolare dell’Università. “Alla fine, in futuro colture come mais e soia dovranno fare i conti con siccità sempre più frequenti.

Produrre energia rinnovabile e ridurre la CO2

Gli scienziati hanno condotto un lungo studio durato cinque anni. Finanziato dalla Experiment Station e dal National Institute of Food and Agriculture del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, è stato il primo test sul campo e a lungo termine sulle specie Opuntia, analizzata anche come materia prima bioenergetica scalabile per sostituire i combustibili fossili.

I risultati dello studio hanno mostrato che il Fico d’India garantiva la più alta produzione di frutta utilizzando fino all’80% in meno di acqua rispetto ad alcune colture tradizionali.

“Il mais e la canna da zucchero sono le principali colture bioenergetiche in questo momento, ma usano da tre a sei volte più acqua del fico d’India”, ha detto Cushman. “Questo studio ha dimostrato che la sua produttività è pari a quella di queste importanti colture bioenergetiche, ma utilizza una frazione dell’acqua e ha una maggiore tolleranza al calore, il che lo rende una coltura molto più resistente al clima”.

Oltre a essere usato per produrre cibo e biocarburanti, il Fico d’India è utile anche a ripulire l’atmosfera dai nostri inquinanti: è capace infatti di assorbire grandi quantità di anidride carbonica e di immagazzinarla in modo sostenibile.

“Circa il 42% della superficie terrestre in tutto il mondo è classificato come semi-arido o arido”, ha detto Cushman. “C’è un enorme potenziale per piantare alberi di fico d’India per il sequestro del carbonio. Possiamo iniziare a curare colture simili in aree abbandonate e che potrebbero non essere adatte ad altre piante, espandendo così l’area utilizzata per la produzione di bioenergia”.

Alimentare persone e animali

Ultimo ma non per importanza, il fico d’India può essere utilizzato per il consumo umano e l’alimentazione del bestiame. In alcune zone del mondo è già usato come foraggio, proprio per via del suo basso fabbisogno idrico rispetto alle colture più tradizionali. La frutta può essere utilizzata per marmellate e gelatine grazie all’alto contenuto di zucchero.

“Tanti sono i vantaggi di questo raccolto perenne”, ha spiegato Cushman. “Hai raccolto la frutta per il cibo, quindi hai questa grande quantità di biomassa che sta sequestrando il carbonio e può essere utilizzata per la produzione di biocarburanti”.

Un superfood che ha tutte le carte in regola per aiutare il Pianeta e i suoi abitanti.

Fonti di riferimento: Università del Nevada di Reno, GCB Bioenergy

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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