Tracce di ogm nei semi di colza: distrutti 10mila ettari di coltivazioni

semi di colza ogm

Circa 300 agricoltori francesi, produttori di colza, sono stati costretti ad arare i loro terreni e a distruggere le colture dopo la scoperta di tracce di OGM nei semi già piantati. In totale la semina aveva riguardato circa 8000 ettari. I semi incriminati erano stati importati dalla società Delkab, gruppo Monsanto/Bayer.

Anche se i tassi di contaminazione degli OGM erano molto bassi (0,005%), è stato necessario distruggere i lotti in questione.

È polemica in Francia, dove i produttori si sentono presi in giro e promettono battaglia, denunciando incongruenze nella legislazione visto che la produzione di OGM è vietata ma non le importazioni. Una vera e propria assurdità che dà luogo a incidenti di questo tipo, estremamente dannosi per i produttori.

Il problema riguarda anche la Germania, dove si stanno arando circa 3mila di terreno per estirpare le coltivazioni contaminate da OGM ed evitare che finiscano per contaminare i terreni.

L’industria denuncia l’incoerenza, per non dire l’ipocrisia, intorno agli organismi geneticamente modificati. Perché se le piantine di semi di colza transgenici sono vietate, le importazioni di prodotti contenenti OGM sono consentite: è sufficiente che i prodotti siano etichettati visto che in Europa vige l’obbligo di etichettatura per gli alimenti che contengono più dello 0,9% di OGM per ingrediente.

Non si sa ancora come siano stati contaminati i semi di colza, prodotti in Argentina in un’area priva di Ogm. La stessa Bayer non è stata in grado di spiegare la causa della contaminazione.

“Stiamo analizzando l’intero processo, questo OGM non è autorizzato a crescere in Argentina e stiamo trasportando i semi in sacchetti chiusi. Oggi non abbiamo la spiegazione di questa presenza fortuita”.

In attesa di spiegazioni, il gruppo ha sospeso la produzione di semi in Argentina richiamando anche 8 lotti corrispondenti a 3.307 sacchi.

“Il protocollo convalidato dalle autorità competenti garantisce la distruzione dei terreni prima della fioritura per evitare qualsiasi diffusione”, ha dichiarato Catherine Lamboley, direttore delle operazioni di Bayer in Francia. Di fatto, per due anni, gli agricoltori dovranno dire addio ai semi di colza per evitare contaminazioni.

Bayer ha offerto agli agricoltori interessati “un indennizzo fisso non negoziabile di 2.000 euro per ettaro, che in alcuni casi non copre tutti i danni già noti”.

Una beffa per gli agricoltori, come fa notare anche la Fédération des producteurs d’oléagineux et protéagineux (FOP), che ha promesso di continuare a vigilare sulla vicenda, chiedendo a Dekalb di “risarcire i produttori per le loro immediate perdite effettive e per quelle degli anni futuri”.

Arnaud Rousseau, presidente della FOP, ha dichiarato:

“La FOP, la cui missione è di difendere gli interessi dei produttori di semi oleosi, è saldamente al loro fianco per aiutarli a superare questa difficoltà. È anche accanto a quelli che si impegnano a conciliare ricerca, produzione e ambiente. Le nostre catene di semi fanno parte della nostra ricchezza nazionale. È quindi necessario rafforzarli in modo che rispondano sempre più alle questioni di sovranità e indipendenza che offrono reali prospettive per il nostro settore “.

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Francesca Mancuso

Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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