Cimice asiatica: perdite per mezzo miliardo di Euro in Italia. L’Europa pronta ad aiutare

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L’Italia ha quantificato l’impatto della cimice asiatica in perdite per 500 milioni di euro per il comparto ortofrutta, mais e soia. E presenta il conto all’Europa. Bruxelles pronta a intervenire con misure straordinarie

La cimice asiatica sta provocando ingenti danni ai raccolti italiani e per questo urgono misure straordinarie. È l’appello che arriva dai nostri produttori ortofrutticoli al Consiglio agricoltura dell’Unione europea perché venga valutata con urgenza ogni possibile soluzione, quantificando in 500 milioni di euro le perdite subite soprattutto nelle regioni del Nord proprio a causa dell’invasione dell’insetto.

Bruxelles “condivide le preoccupazioni dell’Italia” ed è “pronta a valutare la possibilità” di aiutare i produttori colpiti, ha detto il Commissario all’agricoltura Phil Hogan in risposta al documento presentato dall’Italia.

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è un insetto originario dell’Asia che è stato accidentalmente introdotto nell’UE attraverso molteplici rotte di commercio internazionale. In Italia questo insetto è diffuso in tutto il Paese, in particolare nelle Regioni del Nord – si legge nel documento. Quest’anno questo insetto ha causato gravi danni al settore ortofrutticolo, colpendo in particolare mele, pere, kiwi, pesche, ciliegie, albicocche, ma anche mais, soia e girasole”.

La cimice asiatica è particolarmente pericolosa perché prolifera rapidamente, deponendo le uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta. L’insetto danneggia il frutto, rendendolo inutilizzabile sia per il consumo che per la lavorazione, e compromettendo gravemente tutto o parte del raccolto. Gli strumenti fitosanitari attualmente disponibili non sono efficaci mentre la possibilità di applicare il controllo biologico come i suoi nemici naturali (le vespe del Samurai, Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii), è stata autorizzata troppo di recente per vedere ora risultati concreti.

Per questo motivo, gli agricoltori hanno dovuto attuare misure costose (come l’installazione di reti anti-insetto o trappole) per evitare l’infestazione, ma in molti casi non è bastato e in tanti hanno abbandonato la produzione di frutteti, causando anche danni sociali alle comunità rurali.

In tale contesto, l’Italia sollecita la Commissione sulla possibilità di adottare misure efficaci per affrontare questo problema, in particolare innescando le opzioni previste dall’art. 221 del Reg. (UNIONE EUROPEA) N. 1308/2013, al fine di salvaguardare il ruolo chiave svolto dal produttore di ortofrutticoli”.

Già due settimane fa il presidente della Coldiretti Ettore Prandini intervenne sulla necessità di “risorse finanziarie straordinarie per far fronte ad una vera e propria calamità ma anche di una politica europea che vigili sull’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici ed applichi le stesse cautele e le quarantene che  devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati”.

Ora il count down sembra essere cominciato e Hogan ha anche ricordato la possibilità per le aziende di accedere a strumenti ordinari della Pac, come i fondi mutualistici o i programmi di sviluppo rurale. Ma, almeno per quest’anno, l’urgenza è davvero impellente e servono al più presto sostegni adeguati per consentire alle aziende agricole di sopravvivere all’assedio del pericoloso insetto.

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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