@shutterstock

Giudice Usa salva il glifosato: nessuna etichetta sulla pericolosità, perché “non è cancerogeno”

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Le battaglie legali della Monsanto-Bayer continuano. Al centro c’è sempre il diserbante Roundup che contiene glifosato considerato potenzialmente cancerogeno. Tra le centinaia di cause, questa volta, una prima vittoria pre-processuale l’ha ottenuta la Bayer che come sappiamo dal 2018 è proprietaria della Monsanto, azienda che produce l’erbicida. Vediamo cosa è successo.

Nei giorni scorsi, vi avevamo parlato del glifosato. Un documento elaborato da Francia, Olanda, Svezia e Ungheria, stabiliva che l’erbicida non è cancerogeno, mutogeno o tossico per la riproduzione. 11mila pagine, su cui adesso dovranno esprimersi l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Agenzia europea dei chimici (Echa). Ma il dibattito va avanti da anni.

L’uso del glifosato in agricoltura è ammesso nell’Ue fino al 15 dicembre 2022, ma tanti Paesi non hanno alcuna intenzione di abbandonarlo in agricoltura. Nel 2017 la Francia aveva promesso di vietare nel giro di tre anni, ma poi ha deciso di optare per degli incentivi destinati agli agricoltori che non utilizzano l’erbicida.  Nel 2019 il Parlamento austriaco aveva approvato il divieto per poi pentirsene. In Germania, invece, il Parlamento sta discutendo la proposta del governo di metterlo al bando nel 2024.

Nel frattempo che si decida, la Bayer fa i conti con centinaia di agricoltori e non solo, che l’hanno trascinata in tribunale. Dei maxi risarcimenti abbiamo parlato in questi anni, da quando cioè la Bayer ha acquistato il Roundup nel 2018 per circa 65 miliardi di dollari. L’ultima condanna risale al 14 maggio 2019 con un risarcimento da 2,05 miliardi di dollari ad Alva e Alberta Pilliod perché era stato provato il legame tra tumore e l’utilizzo del glifosato per trent’anni. Nel marzo 2019, invece, Bayer aveva dovuto sborsare 80 milioni a Edwin Haderman, anche lui ammalatosi di cancro. Così come per Dewayne Johson, ex guardiano di un parco che aveva ottenuto 78,5 milioni in appello.

Dopo aver perso tantissime cause ed essere stata costretta a pagare 10,5 miliardi di dollari per chiudere 95mila azioni legali contro il Roundup accusato di causare il cancro, adesso arriva una prima vittoria per la multinazionale. Il giudice della Corte Superiore della Contea di San Bernardino, in California,Gilbert Ochoa ha stabilito che la Monsanto non fosse tenuta ad inserire le avvertenze sui pericoli per la salute al di sopra della confezione dell’erbicida, perché l’Epa (Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente) non ritiene che il glifosato sia un probabile cancerogeno.

Questa è l’obiezione che fanno in tanti, eppure nella causa intentata da Donnetta Stephens, ammalatasi di linfoma non Hodgkin e che ha utilizzato il Roundup al glifosato per trent’anni, il giudice ha dato ragione alla multinazionale nella pre-processuale, ciò significa che durante il processo che inizierà la prossima settimana, la difesa non potrà appellarsi alla questione etichetta.

Difesa che non si aspettava di certo questa sentenza e che promette ricorso. Ricordiamo che la Monsanto ha perso tre processi su tre e il suo erbicida è stato accusato di contribuire allo sviluppo del linfoma non Hodgkin (NHL). Sono circa 100mila le persone che dicono di essersi ammalati dopo la loro esposizione al Roundup o ad altri erbicidi a base di glifosato prodotti dalla Monsanto.

Fonte: Usrtk

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook