Montecitorio_ColdirettijpgDopo "l'operazione verità" sulla provenienza degli alimenti, la Coldiretti è tornata oggi davanti a Montecitorio per "fare luce" stavolta sul problema dei prezzi bassi all'origine e delle disfunzioni della filiera. Perché i ricavi sono crollati per gli agricoltori, mentre sugli scaffali gli italiani continuano a pagare sempre di più?

È a questa domanda che vuole cercare di trovare una risposta l'associazione attraverso "l'operazione verità sulla spesa alimentare degli italiani" in concomitanza con nella giornata di mobilitazione promossa dalle Associazioni dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori).

Questo anche per valorizzare le eccellenze del Made in Italy nel settore alimentare, perché la ripresa economica non può ripartire se non viene garantito un giusto prezzo per gli agricoltori e acquisti convenienti per i consumatori. "Se per un litro di latte paghiamo in media 1,35 euro mentre l'allevatore ne riceve solo 30 centesimi, dove finisce il ricarico di quattro volte e mezzo? Ciò è scandaloso, come pure l'aumento del pane mentre il grano viene pagato oggi ai produttori il 28% in meno", denuncia Coldiretti.

Tanto più che i dati ISTAT relativi all'inflazione nel mese di agosto evidenziano invece una crescita record dei prezzi alimentari, di nove volte superiore al valore medio dell'inflazione. Senza per di più alcuna giustificazione perché i prezzi pagati agli agricoltori per i prodotti agricoli sono in forte calo per tutte le categorie.

E non se la passano certo meglio gli allevatori: 9% in meno per i prezzi della produzione di suini e letteralmente crollate le quotazioni dei lattioero-caseari.

"A rischio - conclude la Coldiretti - ci sono 43 mila stalle con quasi 2 milioni di mucche e circa 200 mila occupati che producono un valore di oltre 22 miliardi di euro che rappresenta la voce più importante dell'agroalimentare italiano. Se le preoccupazioni sono diffuse in tutta Europa, l'Italia è però - precisa l'organizzazione - l'unico Paese produttore comunitario in cui il crollo dei prezzi riconosciuti agli allevatori si è verificato nonostante una sostanziale tenuta dei consumi e l'insufficiente produzione nazionale che arriva a coprire appena il 60 per cento del fabbisogno".

Simona Falasca


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