genoma frumento

Il Dna del frumento è stato mappato per la prima volta da parte di un team di ricercatori appartenenti all'Università di Liverpool, che ne hanno sequenziato il genoma. Si ritiene che tale mappa del Dna possa rivelare informazioni che permetteranno di migliorarne la coltivazione e di produrre varietà più resistenti alle avversità climatiche.

Al nuovo avanzamento scientifico non può che affiancarsi il timore che gli esperti giungano a creare una varietà di frumento OGM che, come è già avvenuto nel caso del mais Monsanto, di recente al centro di studi che lo indicano come possibile responsabile dell'insorgere di tumori e di scompensi ormonali.

Vi sono esperti che ipotizzano che le modificazioni già avvenute per quanto concerne il frumento in passato, al fine di ottenere una varietà del cereale che presentasse un fusto di lunghezza minore e le cui spighe risultassero dunque più resistenti al vento, possano essere legate alla comparsa di disturbi come la celiachia e l'intolleranza al glutine, a causa di modificazioni che avrebbero agito sulla gliadina. Si tratta in ogni caso di ipotesi ancora da confermare.

Per quanto concerne la recente prima mappatura del genoma del frumento, si ritiene che essa potrà permettere in futuro di identificare i geni responsabili delle caratteristiche della pianta, fornendo informazioni sulla resistenza della stessa alla siccità e alle malattie. Il genoma del frumento è stato definito come molto complesso da parte di coloro che si sono occupati di condurre la ricerca, che ha coinvolto ricercatori ed esperti provenienti da dieci atenei del mondo, coordinati dall'Università di Liverpool.

Si è scoperto come il Dna del frumento sia costituito da tre genomi differenti, associabili a piante del passato, e distinguibili tramite le denominazioni di A, B e D indicate da parte dei ricercatori. Conseguenza di ciò è la presenza contemporanea nel frumento di geni in triplice copia. Il Dna del frumento è stato sequenziato attraverso un metodo innovativo, più rapido del precedente, che permetterà di facilitare analoghe operazioni ove occorrano studi genetici più dettagliati. I risultati dello studio, che si è svolto in collaborazione con il Biotechnology and Biological Sciences Research Council e che ha visto l'analisi di oltre 90 mila geni, sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Nature.

Marta Albè

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