chilometri zero agricoltura

Addio ai sapori antichi e all'agricoltura a chilometri zero? Sembra che alcune recenti decisioni politiche a livello dell'Unione Europea e dell'Italia stiano ponendo in serio pericolo sia la sovranità alimentare che il diritto all'accesso a prodotti coltivati a livello locale, di provenienza regionale ed ottenuti secondo metodi di coltivazione rispettosi dell'ambiente.

Il primo giro di vite risale allo scorso 12 luglio, con la sentenza pronunciata da parte dell'Unione Europea in merito all'attività di salvaguardia e diffusione di sementi e varietà alimentari antiche effettuata da parte dell'associazione non profit Kokopelli, che si è ritrovata a scontrarsi con l'azienda francese produttrice di sementi Graines Baumaux Sas.

Si teme, in proposito, che qualsiasi attività di salvaguardia delle sementi rare ed antiche posta in essere da parte di associazioni senza scopo di lucro europee possa essere in futuro considerata fuorilegge, lasciando completamente il primato della detenzione delle sementi alle multinazionali che già se ne occupano, Monsanto in primis. La sentenza contribuirebbe a riconfermare il divieto proveniente dall'alto relativo alla messa in vendita dei semi antichi.

I problemi per l'agricoltura a chilometri zero non si concludono qui. Lo scorso 27 luglio si è assistito, pressoché sotto silenzio, ad un ricorso alla Corte Costituzionale da parte del Governo Monti in merito ad alcuni atti normativi prodotti da parte della Regione Calabria, precisamente riferiti all'agricoltura locale. Il documento oggetto della discussione riguarda le "Modifiche alla legge regionale 14 agosto 2008 n. 29, recante norme per orientare e sostenere il consumo di prodotti agricoli anche a chilometri zero" e risale all'11 giugno 2012.

Le modifiche al regolamento presente in Calabria sarebbero state contestate da parte del Governo Monti poiché contenenti delle disposizioni in grado di ostacolare la libera circolazione delle merci in contrasto con le leggi vigenti a livello comunitario. Ciò avverrebbe proprio nel loro favorire la commercializzazione di prodotti regionali.

I prodotti regionali sarebbero avvantaggiati dal regolamento, a sfavore della libera circolazione e commercializzazione delle merci nell'UE. A questo punto sarà la Corte Costituzionale a dover decidere se il regolamento calabrese sia da ritenere valido o se esso sia da considerare alla stregua di un provvedimento autarchico. Lascia comunque perplessi il ricorso in merito da parte del nostro Governo, in quanto una maggiore promozione della varietà agroalimentari locali non potrebbe che rappresentare una nuova spinta per l'economia italiana e per i consumi all'interno del nostro territorio.

Marta Albè

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