pesticidi

Monsanto, azienda multinazionale leader nel settore degli Ogm in agricoltura, sta minando con le proprie stesse armi il successo ottenuto negli Stati Uniti grazie ad un perfetto apparato di marketing ed all’illusione data agli agricoltori di poter ottenere una maggiore produttività senza alcun effetto collaterale.

Secondo i dati raccolti dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, il 70% del mais ed il 94% della soia prodotti in territorio statunitense deriverebbero da coltivazioni geneticamente modificate. Ciò non desta stupore, dato che Monsanto è riuscita a monopolizzare il mercato delle sementi, rendendo agli agricoltori pressoché impossibile procurarsi sementi convenzionali.

Monsanto aveva promesso che grazie ai propri prodotti avrebbe garantito un incremento della produttività agricola, un miglioramento del valore nutrizionale dei vegetali e coltivazioni più resistenti alle intemperie. In realtà Monsanto ha messo sul mercato solamente delle sementi caratterizzate da due differenti modifiche genetiche, rendendole in grado di resistere ai diserbanti o di rilasciare proteine insetticide, come nel caso del mais Bt.

Il mais Bt è in grado di contrastare la piralide, lepidottero accusato di arrecare i maggiori danni alle coltivazioni di mais convenzionale, rilasciando una proteina insetticida del batterio Bacillus thuringiensis. Gli scienziati avrebbero raccomandato fin dall’inizio agli agricoltori di riservare al mais Bt soltanto una parte delle coltivazioni, in modo da evitare il rischio che gli insetti sviluppassero una resistenza alla proteina in questione.

Ed è proprio ciò che purtroppo ora sta accadendo in numerosi stati, tanto che l’EPA (United States Environmental Protection Agency), il principale ente di protezione ambientale statunitense, sarebbe intervenuto richiedendo a Monsanto un piano per la risoluzione del problema, accusando l’azienda, in un dossier, di non aver monitorato la situazione delle coltivazioni in questione come avrebbe dovuto, sebbene l’allarme fosse stato lanciato già nel 2004.

Monsanto nel corso del tempo avrebbe continuato a negare le evidenze scientifiche relative alla resistenza al Bt sviluppata dai lepidotteri del mais con la conseguenza che essa potrebbe espandersi fino a coinvolgere ulteriormente l’agricoltura, mettendo a maggior rischio anche le coltivazioni biologiche.

A ciò si unisce il problema delle erbacce, rese talmente resistenti dall’utilizzo dell’erbicida Roundup, altro ben noto prodotto di Monsanto, da costringere numerosi agricoltori statunitensi ad abbandonare i propri campi o ad utilizzare combinazioni di diserbanti ancora più tossiche e dannose, nonché costose.

Monsanto ha tenuto nascosto al mondo per trent’anni le malformazioni genetiche che Roundup sarebbe in grado di causare, e l’azione dell’azienda nel celare l’evidenza potrebbe proseguire anche nel caso del mais Bt e del problema delle erbacce. È auspicabile che una maggiore attenzione dei media all’argomento, negli Stati Uniti e non solo, possa fare crollare il castello di carta che Monsanto rischia inconsapevolmente di distruggere da sé.

Marta Albè

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