allevamenti_batterie

Dal 1° gennaio del 2012 gli allevamenti di galline in batteria saranno ufficialmente vietati dall’Unione Europea: un provvedimento che arriva ben 13 anni dopo l’approvazione della direttiva n°74/1999 da parte della stessa Comunità Europea.

Ma se da un lato molti allevatori europei – tra cui anche molti italiani – hanno già messo al bando questo tipo di tecnica favorendo allevamenti a terra, nel rispetto degli animali e del loro benessere, iniziano ad affacciarsi i dubbi e i timori che molti allevatori (senza scrupoli) non rispetteranno la nuova regola e continueranno ad allevare le galline in batteria.

E allora, chi vigilerà sul rispetto delle regole per garantire i cittadini? Forse l’Associazione Nazionale dei Consumatori? In realtà, quest’ultima si preoccupa del prezzo e della qualità delle uova che deriveranno da questa nuovo tipo di allevamento senza considerare che ad oggi il 40% di quelle in vendita nei supermercati proviene proprio da allevamenti che rispettano il benessere degli animali e che i cittadini italiani mangiano soprattutto uova provenienti da galline libere.

In un comunicato stampa, infatti, Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) si chiede: “Le galline saranno probabilmente più felici, ma chi garantisce la qualità delle uova?” “Apprezziamo l’intervento comunitario volto a migliorare la condizione degli impianti in cui gli animali sono allevati - continua Dona- ma ci interessa anche sapere quali saranno le conseguenze sulla qualità e la sicurezza delle uova, oltre che naturalmente evitare che la norma abbia ricadute sul prezzo al consumo”. “Le proprietà nutrizionali ed il gusto delle uova dipendono da ciò che le galline mangiano -ricorda il Segretario generale- per questo è fondamentale che sia garantita la sicurezza igienica nelle gabbie (siano esse di 550 centimetri quadrati, come accade fino ad oggi, sia che misurino 750, come prevede la nuova norma). Viene da chiedersi, inoltre -continua l’avvocato Dona- se sono prevedibili diversi valori nutrizionali tra le uova prodotte nei nuovi allevamenti rispetto alle vecchie galline da batteria”.

Alle preoccupazioni espresse da Dona risponde la Lav che fa notare come il Segretario dell'UNC si preoccupi solo oggi di una scadenza prevista da ben 13 anni "e alla quale i patri allevatori si sono colpevolmente opposti, fiduciosi in una revisione che cancellasse questa decisione dell’Unione Europea. Nessuna revisione da parte di Bruxelles, nonostante le pressioni e le reiterate forti insofferenze manifestate verso questa direttiva da una parte degli allevatori italiani; esattamente il contrario è accaduto nella stragrande maggioranza dei 27 Paesi della UE, pronti per l’applicazione dei nuovi standard di allevamento delle galline ovaiole già da molti mesi, in alcuni casi da anni come la Germania che ha abolito le gabbie di batteria fin dal 2009 anticipando, volontariamente, la scadenza del 2012 di ben tre anni e senza mandare in rovina il proprio sistema zootecnico!". Si legge nel comunicato dell'associazione animalista.

In Italia i sistemi alternativi non in gabbia sono cresciuti in modo esponenziale proprio negli ultimi 5 anni, mentre le uova provenienti dagli allevamenti tradizionali hanno subito una flessione del 20%. Segno che gli italiani sono molto più attenti ai loro consumi di quanto non lo siamo i rappresentanti dell’Associazione guidata da Massimiliano Dona.

Questa direttiva europea è senza dubbio la più importante decisione legislativa in merito alla tutela degli animali d’allevamento, - ha detto Roberto Bennati, vicepresidente della LAV - ma in quanto determinerà un cambiamento per alcune decine di milioni di animali, trova ostacoli e resistenze da parte di tanti allevatori e di alcune organizzazioni di categoria che del rispetto di tale scadenza non vogliono sentire parlare.

Ci chiediamo, inoltre, se l’Unione Nazionale dei Consumatori sia preoccupata per i loro consumatori in merito al fatto che da gennaio sugli scaffali dei supermercati si potranno trovare in vendita uova ‘illegali’, cioè immesse sul mercato da sistemi d’allevamento vietati e non riconoscibili con alcun codice o etichetta: per i consumatori un possibile inganno davvero preoccupante – ha aggiunto Bennati – Confidiamo nell’impegno delle competenti autorità di controllo italiane e del Commissario UE alla Sanità, Joe Dalli, che di recente su tale materia si è impegnato ad adottare opportuni provvedimenti contro coloro che non si adeguano alla legislazione europea”.

Come ha annunciato lo stesso Commissario UE alla Sanità, John Dalli, per garantire il rispetto delle regole saranno inviati degli ispettori negli Stati membri, che vigileranno sull’osservanza della direttiva per poi stabilire eventuali sanzioni qualora gli allevamenti non risultassero conformi.

Ma tanto noi le uova le acquistiamo già solamente con codice 0 e 1 non è vero?

Verdiana Amorosi

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