cioccolato

Cioccolata, mangiarla è per molti un’esperienza multisensoriale ai confini del piacere terreno: delizia il palato, dà energia al corpo, appaga lo spirito. Che si tratti di una barretta, di chicchi, di una bevanda o di una crema da spalmare, questo alimento derivato dai semi della pianta del cacao (Theobroma cacao L.) ha sedotto intere civiltà e milioni e milioni di esseri umani, dai tempi degli antichi aztechi, secondo i quali il dio Quetzalcoalt volle donare agli uomini un albero “miracoloso” dai cui semi trarre un nettare capace di infondere forze e ricchezza, fino ai giorni nostri.

Ma, a quanto pare, la sua esistenza e la sua disponibilità sono ora fortemente minacciate dai cambiamenti climatici ed entro metà del secolo il cioccolato potrebbe diventare un bene di lusso. Ahinoi!

A rivelarlo il recente rapporto “Predicting the Impact of Climate Change on the Cocoa-Growing Regions in Ghana and Cote d’Ivoire” dell’International Center for Tropical Agriculture (CIAT,) curato dal Dottor Peter Läderach, secondo il quale, a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature, nel 2050 Ghana e Costa d'Avorio, che producono metà del cacao mondiale, non avranno più terreni idonei alla coltivazione di questa pianta.

Lo studio ha esaminato 19 modelli per valutare l'impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione del cacao, scoprendo che la previsione dell'aumento di 2,5 gradi della temperatura media entro il 2050, metterebbe a rischio la quasi totalità dei terreni che oggi sono destinati alla coltivazione del cacao. E i primi impatti negativi dei riscaldamento globale sulle coltivazioni inizieranno già dal 2030, quando la temperatura media dovrebbe aumentare di un grado.

Davvero un duro colpo, che affliggerà senz’altro tutti gli appassionati del cibo degli dei, ma che lascia emergere in tutta la sua portata l’effetto negativo dell’aumento delle temperature. “Si stanno già osservando gli effetti della crescita della temperatura in aree marginali - spiega Peter Laderach in una nota - e con i cambiamenti climatici queste aree aumenteranno progressivamente. In un momento in cui la domanda globale di cioccolata sta crescendo velocemente, particolarmente in Cina, questo porterà prima o poi a un aumento dei prezzi.

Molti di questi agricoltori –continua l’autore- usano gli alberi di cacao come se fossero un bancomat, raccolgono qualche baccello e lo vendono velocemente per pagare le spese mediche o le tasse scolastiche. Le piante svolgono un ruolo assolutamente critico nella vita rurale".

Allora che fare per non perdere per sempre questa preziosa coltura? Spostare le piantagioni potrebbe essere una valida soluzione, ma non è così semplice: i risultati del rapporto mostrano che le condizioni ideali per la coltivazione del cacao si verificano ad altitudini più elevate, ma la maggior parte dell'Africa occidentale è piuttosto pianeggiante e anche dove ci sono alture, si rischierebbe comunque di compromettere la biodiversità e il territorio. Il che significa aggravare ulteriormente i cambiamenti climatici. Una soluzione pratica ed efficiente potrebbe essere quella di scegliere terreni ombreggiati e protetti dagli alberi da temperature in aumento. Ma si tratta solo di un palliativo.

I fornitori di cioccolato del commercio equo e solidale non hanno dubbi: l’unica soluzione è passare dalla produzione di massa ad una strategia di alta qualità.

Aspettando che gli organi preposti si attivino per salvaguardare l’esistenza e la fruibilità del cioccolato, non possiamo starcene con le mani in mano: anche noi “comuni mortali” possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, come scegliere fin da ora solo i prodotti biologici ed equosolidali, e, magari, attivarci per adottare una pianta di cacao. È ora di agire in nome del cioccolato!

Roberta Ragni

 

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