land_grabbing

Nei paesi in via di sviluppo, dal 2001 circa 227 milioni di ettari di terre, cioè un’area grande quanto tutta l’Europa Orientale, sono stati venduti o affittati a investitori internazionali, la maggior parte solo negli ultimi due anni, e, a volte, sulla pelle dei più poveri del mondo, visto che queste terre vengono spesso destinate alla produzione di cibo destinato all’esportazione o di biocarburanti. È il preoccupante quadro che emerge dal Rapporto “La nuova corsa all’oro. Lo scandalo dell’accaparramento delle terre nel Sud del Mondo” stilato da Oxfam Italia, sezione italiana del network internazionale di organizzazioni di paesi diversi per ottenere un maggior impatto nella lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia.

Il rapporto, lanciato nell’ambito di Coltiva, la campagna globale di Oxfam, stima le dimensioni mondiali del fenomeno del land grabbing, “accaparramento di terre”, effettuato in particolare da investitori internazionali con accordi su larga scala, violando i diritti umani, ignorando i principi della partecipazione democratica, della trasparenza e del consenso “libero, preventivo e informato” delle comunità che utilizzano quella terra, e ignorando l’impatto sociale, economico e ambientale derivante dall’accordo.

Oxfam, sulla base dei dati rilevati da rapporti governativi, ricerche accademiche, rapporti media, e dai pochi contratti disponibili, ha analizzato 5 casi di “land grab” (Uganda, Indonesia, Guatemala, Honduras e Sud Sudan, cercando di comprendere l’impatto di questi accordi sulle persone povere e sulle loro comunità, di identificare le dinamiche tra compagnie, comunità locali e governi dei paesi in via di sviluppo, e, infine, di esaminare il ruolo giocato dagli investitori e dai governi dei paesi in via di sviluppo.

In Uganda, per esempio, almeno 22.500 persone hanno perso casa e terra in seguito all’espropriazione subita da parte della New Forest Company (Nfc), un’azienda britannica specializzata nella produzione di legname e autorizzata a sfrattare dall’Autorità Forestale Nazionale dell’Uganda stesso. Ovviamente, la Nfc, che si presenta come “una compagnia attiva nel settore forestale, sostenibile e socialmente responsabile”, nega di essere coinvolta.

Il caso dell’Uganda mostra chiaramente come l’accaparramento di terre privi le popolazioni vulnerabili di qualsiasi rete di protezione. Migliaia di persone sono in grande difficoltà dopo esser state trasferite ed espropriate dei loro beni, senza essere consultate o ricompensate”, avverte Jeremy Hobbs, direttore generale di Oxfam, in una nota.

È per questo che Oxfam “chiede agli investitori, ai governi, e alle organizzazioni internazionali di porre fine al land grabbing, cambiando le attuali politiche che non garantiscono procedure partecipate e un equo trattamento delle comunità locali, né il rispetto delle norme internazionali

Per Sergio Marini, presidente della Coldiretti, si tratta di “una nuova pericolosa forma di colonizzazione che va fermata”, di un salto di qualità nella speculazione finanziaria internazionale che, dopo le materie prime, rivolge ora direttamente alla compravendita di terreni. “Gli effetti drammatici, legittimati sull’altare di un libero mercato senza regole –conclude Marini- vanno dalle speculazioni sulle materie prime agricole al furto di milioni di ettari di terre fertili a danno dei Paesi più poveri, il cosiddetto land grabbing, fino alle grandi bugie sul potere salvifico degli organismi geneticamente modificati”.

Ciò che preoccupa ancora di più è che, sempre secondo Oxfam, tutti gli indicatori economici fanno prevedere un’accelerazione della corsa alla terra nei prossimi anni. Ulteriore scandalo è che l’80% delle terre accaparrate rimane inutilizzato. “Questa nuova corsa all’oro -spiega Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia- si intensificherà nel futuro, a causa della crescente domanda di cibo, dei cambiamenti climatici, della scarsità d’acqua e dell’incremento della produzione di biocarburanti che sottrae migliaia di ettari alla produzione di cibo”.

Per scaricare il rapporto clicca qui.

Roberta Ragni

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