miele_ogm

Per mettere sul mercato europeo miele o integratori alimentari contenenti polline derivato da OGM è necessario avere un’apposita autorizzazione. Il motivo? Perché sono destinati all’alimentazione umana. A rimarcare l’obbligo dei produttori è stato l'avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, e proprio in questi giorni è arrivata sull’argomento una nuova sentenza della Corte, che è intervenuta in una controversia tra un apicoltore amatoriale tedesco ed il proprietario di alcuni terreni sui quali è stato coltivato il famoso mais OGM della Monsanto MON 18, che nel 1998 aveva ottenuto l'autorizzazione alla commercializzazione.

I campi coltivati a mais si trovano a soli 500 metri di distanza dagli alveari dell'apicoltore, che produce miele e polline destinati alla vendita, e – come prevedibile- qualche anno fa, nel polline estratto dall'apicoltore (ma anche in alcuni campioni di miele) sono state trovate tracce di DNA di mais MON 810 e di proteine transgeniche.

Preoccupato per la commercializzazione dei suoi prodotti, l’apicoltore si è subito rivolto al giudice. Morale? Secondo la sentenza della Corte il polline in questione non rientra più nella nozione di OGM (perché è contaminato per via indiretta), ma di fatto rientra nell’applicazione del regolamento e ed è quindi sottoposto al regime di autorizzazione prima di essere messo sul mercato.

Soddisfatta la Coldiretti, che ha commentato positivamente la decisione: “La coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api rendendo necessaria in ogni caso una specifica autorizzazione per la messa in vendita, a prescindere dalla proporzione di materiale geneticamente modificato contenuta nel prodotto”.

In Italia – ha continuato l’associazione - grazie all’azione della Coldiretti è vietato coltivare OGM e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità In Italia da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni OGM. La superficie ogm in Europa nel 2010 si è ridotta a 91.643 ettari dei quali 91.193 coltivati a mais. Su un totale di 27 paesi dell’Unione Europea - sottolinea la Coldiretti - solo in 6 è stato coltivato mais Ogm (Spagna, Romania, Slovacchia, Portogallo, Polonia, e Repubblica Ceca). Ma le coltivazioni Ogm sono presenti in molti Paesi extracomunitari dagli Stati uniti alla Cina”.

Parole di grande apprezzamento anche da Greenpeace: "La decisione della Corte di Giustizia europea conferma che l'agricoltura OGM non può coesistere con quella convenzionale e biologica. – ha detto Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di Greenpeace. - Quando un OGM viene coltivato, la contaminazione è inevitabile. È scandaloso che non esista un regime di responsabilità per proteggere apicoltori e agricoltori colpiti dalle coltivazioni transgeniche. La Monsanto deve essere ritenuta responsabile di questo inquinamento genetico e risarcire gli apicoltori colpiti. Le coltivazioni illegali di mais OGM, recentemente scoperte nelle province di Pordenone e Udine, - ha continuato Ferrario - stanno provocando lo stesso genere di contaminazione avvenuta in Germania. Vogliamo proteggere la nostra agricoltura e le nostre produzioni alimentari? Chi risarcirà adeguatamente gli apicoltori e gli agricoltori onesti che in Friuli sono a rischio contaminazione? E chi sono i complici dei folli che hanno seminato illegalmente OGM in Friuli? È ora che anche il Ministro dell'Agricoltura Saverio Romano adotti la clausola di salvaguardia per vietare una volta per tutte le colture OGM in Italia".

Anche secondo l’AIAB, “la controversia tedesca dimostra che la coesistenza non è possibile”. “La sentenza della Corte di giustizia europea sulla causa che oppone l’apicoltore Karl Heinz Bablok al Land della Baviera - ha aggiunto Andrea Ferrante, presidente nazionale di AIAB - è l’ennesima dimostrazione del fatto che la coesistenza in campo aperto tra coltivazioni tradizionali, o biologiche, e coltivazioni OGM è semplicemente impossibile”.

Oltre a rappresentare un problema ambientale e una minaccia per i campi e la biodiversità delle colture – ha continuato Andrea Ferrante – gli OGM si confermano anche come un serio problema economico. Bisogna uscire dalle sterili discussioni sulle soglie di tolleranza per le contaminazioni (tra l’altro neanche avocabili, nel caso specifico), mentre è urgente che le autorità nazionali e regionali si attivino per prevenire simili minacce al nostro sistema produttivo e al nostro territorio”.

Ora non resta che attendere il divieto comunitario di coltivare OGM, revocando le autorizzazioni in Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Romania. Senza se e senza ma.

Verdiana Amorosi

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