State_of_the_world_2011

La ricchezza continua ad essere un lusso per pochi, mentre i tirchi aumentano in modo allarmante. È questa l'inevitabile conclusione a cui si arriva dopo la lettura dell'annuale rapporto 2011 del World Watch Institute (WWI), presentato oggi – in occasione della Giornata mondiale dell'acqua – dal WWF Italia, curatore della versione in lingua italiana (Edizioni Ambiente).

L'indagine, che è durata due anni e ha coinvolto 25 paesi africani, traccia il quadro della situazione al 2011: a fronte di un aumento della produzione di cibo, sono ancora oltre 900 milioni gli esseri umani che soffrono la fame, e questo mentre gli aiuti umanitari riservati all'agricoltura hanno toccato il loro minimo storico dal 1980 ad oggi.

Ma le “Innovazioni che nutrono il pianeta”, (questa la seconda metà del titolo del rapporto del WWI) fanno sperare in un futuro più equo, in cui sostenibilità ambientale, risparmio idrico, corretta gestione del patrimonio agricolo e molto altro ancora saranno delle priorità per tutti, africani e non. Centinaia i progetti già esistenti che il WWI ha studiato e scelto di rendere noti al pubblico attraverso il suo rapporto: si va dagli “orti verticali” delle baraccopoli intorno a Nairobi (Kenya), alle 6.000 allevatrici di ostriche che in Gambia hanno messo in piedi la TRY Women's Oyster Harvesting producer association, all'uso di spettacoli interattivi come strumento di crescita ed emancipazione nelle comunità sub-sahariane. Obiettivo comune: combattere fame e sete.

L’agricoltura è giunta a un bivio - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, che da 24 anni cura l’edizione italiana dello State of the World – La cosiddetta Rivoluzione Verde, che ha incrementato la produttività agricola con nuove sementi selezionate, input di energia, fertilizzanti e pesticidi, non ha risolto il problema della fame nel mondo e ha comportato pesanti ricadute sui sistemi naturali. Ma se ben gestita, l’agricoltura può andare oltre alla mera produzione: può fornire acqua pulita e proteggere la biodiversità. Lo State of the World individua nuovi modelli agricoli sostenibili, esportabili fuori dall’Africa e perfino nelle grandi città dell’Occidente, in grado di nutrire una popolazione mondiale che nel 2050 arriverà a 9 miliardi di esseri umani, e allo stesso tempo sostenere e ripristinare, invece di distruggere, gli ecosistemi da cui l’umanità stessa dipende.

Parole che, in vista dell'Earth Hour 2011 in programma il 26 marzo in ogni angolo del mondo, dovrebbero far riflettere tutti. Politici compresi.

Roberto Zambon

Tutti i risultati dei progetti raccolti nello State of The World (database delle innovazioni, i podcast, e i video realizzati) sono disponibili su www.nourishingtheplanet.org.

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