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"Caro segretario Vilsack, un team di scienziati ha recentemente portato alla mia attenzione la scoperta di un agente patogeno individuato da un microscopio elettronico [36.000 x], agente che potrebbe avere un impatto significativo sulla salute di piante, animali, e probabilmente uomini". Così inizia la lettera aperta del Dr. Don Huber, professore emerito alla Pardue University, indirizzata al segretario all'agricoltura statunitense Tom Vilsack.

Sotto accusa c'è – ancora una volta – il colosso delle biotecnologie agrarie Monsanto, il cui erbicida Roundup glysophate, combinato con le sementi OGM Roundup Ready, sarebbe all'origine della diffusione di un microfungo ancora sconosciuto, responsabile, teme il Dr. Don Huber, di alcune malattie delle piante nonché di un aumento deltasso di infertilità e del numero di aborti spontanei di bestiame che si nutre di tali piante.

Huber rivolge quindi un appello all'USDA (United States Department of Agricolture) affinché apra un'inchiesta sul caso, accertandosi che l'erbicida glysophate non favorisca sulle sementi geneticamente modificate Roundup Ready il diffondersi dell'agente patogeno appena individuato. In caso contrario, come recita la lettera, si potrebbe verificare un collasso dei mercati di esportazione di soia e mais e perturbazioni significative di prodotti alimentari e forniture di mangimi. Un quadro a dir poco inquietante, che arriva a pochi giorni di distanza dalla decisione, da parte dello stesso segretario Vilsack, di liberalizzare il commercio e la vendita dell'ennesimo prodotto Monsanto: il Genuity Roundup Ready Alfalfa.

Huber chiede anche di poter accedere al database dell'USDA, in cui vengono registrati i dati riguardanti la quantità di erbicidi (tra cui il Glysophate) impiegata ogni anno negli USA. Dati che, dal 2007, non sono più stati pubblicati... Che sia responsabile o meno, è comunque fuori da ogni dubbio che la Monsanto si sia già macchiata di colpe gravissime (v. la fornitura di Agente Arancio durante la Guerra del Vietnam) ed è altrettanto fuori dubbio che, come dichiarato a Organic and Non-GMO Report dallo stesso Huber, “negli ultimi 15-18 anni il numero di patogeni delle piante e degli animali è aumentato e continua ad aumentare”.

La questione, quindi, non è se essere favorevoli o meno agli OGM, quanto, piuttosto, se liberalizzare o meno il loro utilizzo senza prima aver fatto la cosa più ovvia di questo mondo: una ricerca seria, indipendente e libera. Che non dia fatturato, ma salute.

Roberto Zambon

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