fotovoltaico_vs_agricoltura

Proprio a distanza di poco tempo dalla approvazione del Conto Energia 2011 e delle Linee Guida Nazionali sulla Autorizzazione Unica per la produzione di energia elettrica da impianti che sfruttano le energie rinnovabili, il fotovoltaico è messo sempre più spesso sotto accusa. In particolare a finire nel mirino sono gli impianti a terra, accusati di sottrarre spazio alle coltivazioni, specie quelle di qualità e tipiche dei territori, nonché di essere dannosi per il paesaggio.

È giusto che ci siano critiche e prese di posizione, anche negative, sul fotovoltaico, ma è lo specchio, fortunatamente, dei tempi, Se, infatti, il fotovoltaico finisce sempre più spesso nel mirino, è segno che è veramente diffuso, ed è visibile anche a settori tradizionalmente "miopi" verso le innovazioni, ad esempio le pubbliche aministrazioni ed i decisori politici che, negli ultimi tempi, hanno fatto addirittura sempre più spesso ricorso a questa forma di approvvigionamento energetico, attingendo anche a forme di finanziamento ed incentivazione statale o locale.

Non solo Conto Energia,infatti, ma, ad esempio, contributi per l'efficientamento energetico o inziative per coprire i tetti delle scuole di pannelli fotovoltaici, con indubbie ricadute ambientali, ma anche didattiche: sono molte le scuole che conivolgono od hanno coinvolto i ragazzi nel progetto, creando percorsi didattici ad hoc per capire i benefici delle rinnovabili e il funzionamento degli impianti.

Un dato su tutti conferma quanto sopra. Anche nel 2009 l' Italia è seconda solo alla Germania per potenza fotovoltaica installata, complice un meccanismo di incentivazione, il Conto Energia, tra i più favorevoli d' Europa. Non a caso si tratta di un meccanismo che tende, piano piano, a diminuire. Ogni incentivazione, infatti, è una sorta di alterazione del meccanismo naturale del mercato, giustificata dalla "bontà" del ricorso alla produzione di energia da fonte rinnovabile per il raggiungimento dei traguardi imposti in sede europea per la riduzione delle emissioni climalteranti. Si è pensato, insomma, di favorire il ricorso al fotovoltaico, visti i costi ingenti di produzione dei pannelli e di approvvigionamento delle materie prime (silicio), in attesa che la ricerca ed il mercato (con il crescere della domanda di pannelli) facessero diminuire i prezzi di acqusito verso l'obiettivo della "grid parity". Ma gli incentivi hanno creato, inevitabilmente, qualche stortura, come nel caso di alcuni produttori agricoli che hanno trovato più remunerativo "impiantare" distese di pannelli fotovoltaici in terreni destinati, mettiamo, alla produzione di vino, piuttosto che "incentivare" l'attività di produzione agricola di qualità.

Sebbene io sia convinto che esistano, nel Paese dei condoni, delle ecomafie e delle speculazioni edilizie, danni al paesaggio ben peggiori di quelli causati dal fotovoltaico (da Toscano ricordo, ad esempio, le polemiche su Monticchiello, con le villette a schiera costruite nel bel mezzo del paesaggio che ha fatto da sfondo al film "Il Paziente Inglese", un paesaggio considerato dall' Unesco Patrimonio dell' Umanità), non si può non prendere in cosiderazione il grido di allarme di chi denuncia speculazioni o il pericolo di cospargere le nostre colline di pannelli fotovoltaici, e bisogna sempre tenere gli occhi aperti contro le installazioni sbagliate.

L'ultimo grido d'allarme, infatti, è stato lanciato dalle Marche: "Bisogna fermare il fotovoltaico a terra", -sostiene, infatti, Coldiretti Marche- "prima che sia troppo tardi". "Con 160 ettari di terreni agricoli già occupati da pannelli e altri duecentoventi che lo saranno a breve nella sola provincia di Ancona, occorre bloccare il sacco dei nostri campi ".

L'allarme è lanciato alla vigilia del voto in Consiglio Regionale, previsto per il 28 settembre, sulla proposta di delibera, già approvata dalla Giunta, che mira a regolamentare la collocazione di nuovi impianti, compreso quello a terra. Avevamo già dato conto, infatti, delle polemica tra la Regione Marche ed Aper, proprio in merito alla individuazione delle aree (affidata agli enli Locali) in cui sarebbe stato vietato installare impianti a terra. Secondo Aper le norme marchigiane sarebbero dannose per lo sviluppo del fotovoltaico nella Regione. Ma Coldiretti non ci sta, e si schiera con la Giunta Regionale, sostenendo che quello che sta accadendo rischia di stravolgere agricoltura e ambiente, causando danni irreparabili al territorio marchigiano, come spiega Giannalberto Luzi, presidente di Coldiretti Marche : "Condividiamo la proposta della Giunta di porre un freno alla diffusione di impianti fotovoltaici di potenza installata superiore ad un megawatt sui terreni agricoli, così da fermare il rischio speculazioni, mentre va premiata la politica dei piccoli impianti connessi alle attivitò agricole", sostiene Luzi.

"Almeno un centinaio di impianti di grandi dimensioni sono stati collocati direttamente a terra, occupando per lo più terreni agricoli, per una superficie stimata di circa 160 ettari - sottolinea il direttore di Coldiretti, Alberto Bertinelli - Si tratta di impianti che hanno una potenza tale da dover impegnare grandi superfici agricole, nonostante l’uso dei terreni dovesse rappresentare, nelle intenzioni del legislatore, una alternativa secondaria rispetto all’uso di superfici più idonee, come, ad esempio, i capannoni industriali e le discariche".

Secondo Coldiretti, con l'arrivo del nuovo Conto Energia 2011, dal 1° gennaio 2010 si è scatenata una corsa alla realizzazione di impianti per beneficiare del vecchio sistema di incentivi, tanto che nelle sola provincia di Ancona sono state presentate domande per la costruzione di nuovi imnpianti per un totale di duecentoventi ettari. Un fenomeno che potrebbe causare problemi, sia a livello idrogeologico (le piogge penetrano nel terreno solo nei punti di scolo dei pannelli, limitando così l’assorbimento dell’acqua nel suolo), sia a causa della depressione dell’attività biologica associata al fatto che la maggior parte del terreno sarebbe costantemente al buio, con la conseguente accelerazione di fenomeni di desertificazione.

Andrea Marchetti



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