Premiati gli Uomini di Massenzatica, gli antichi custodi della terra e del rispetto

Delta del Po

600 famiglie, vere custodi della terra, e un unico intento, quello di proteggere un “paesaggio in continuo divenire”: gli Uomini di Massenzatica sanno bene che qui, nella Riserva naturale del Po, appena sotto il capoluogo ferrarese, terra e acqua sono due elementi imprescindibili senza i quali non c’è sopravvivenza.

È per questo motivo che nel corso del tempo le terre emerse di questo ambiente unico al mondo, inizialmente poco adatto alla coltivazione, le hanno lavorate e pian piano bonificate.

Ancora oggi la comunità di Massenzatica ci insegna che amare la terra e cambiare insieme ad essa senza offenderla è possibile, tanto che non a caso quest’anno merita il Premio nazionale del paesaggio e rientra tra i candidati alla VI edizione del premio del paesaggio del Consiglio d’Europa.

Insediata lungo costoni dunosi e dossi, ad oggi questa comunità costituisce un Consorzio, esempio eccellente di una gestione collettiva di un patrimonio di oltre 350 ettari, dove tradizione e innovazione creano nuove opportunità anche per le future generazioni. La loro, infatti, è una gestione costantemente attenta ai bisogni della comunità, al benessere e al sostegno del gruppo e non dell’individuo, nel rispetto dell’ambiente e della propria identità culturale.

Un esempio, insomma, oramai esclusivo, di come sia possibile riaffermare i valori della proprietà collettiva e della “cura della terra” in maniera del tutto sostenibile e di come, se solo ci si mettono impegno e buona volontà, si possano contrastare abbandono e degrado, salvaguardare l’identità dei luoghi e promuovere i principi etici di solidarietà.

Ma come è avvenuto tutto ciò?

Il Consorzio (CUM) – costituito nel 1896 – affonda le sue origini in un’antica proprietà collettiva di origine medievale, da secoli insediata in quel territorio che si presentava difficile da gestire a causa del continuo mutamento dei confini tra terre emerse e sommerse generato dai processi ciclici di sedimentazione e di erosione che caratterizzano il delta del fiume Po.

Fu l’abate di Pomposa nel 1182 ad assegnare il patrimonio indiviso alla comunità di Massenzatica, quando l’uso delle terre comuni avveniva mediante l’utilizzo collettivo dei pascoli e dei boschi da parte degli abitanti.

consorzio 2

È più o meno dalla fine dell’800 che è cominciata una lenta bonifica, raccontata negli anni da poesie e da canzoni popolari, stabilizzando la rete fluviale, innalzando gli argini e rendendo salubri le paludi.

Il Cum è ad oggi riconosciuto dalla Repubblica come Assetto Fondiario Collettivo (Legge 168 del 2017). Del Consorzio fanno parte 600 famiglie. Gli aventi diritto sono tutti i capifamiglia – uomini o donne – residenti nella frazione di Massenzatica, che possono ricavare dei benefici dal patrimonio comune in modo diretto, mediante l’assegnazione di quote di terreno coltivabile concesse agli utenti a un canone di affitto agevolato (40% in meno rispetto al valore di mercato), o attraverso la possibilità di prestare attività lavorativa alle dipendenze del Consorzio stesso o delle imprese a cui sono concesse in affitto le terre. Gli utili derivanti dalla gestione dei terreni collettivi sono indirizzati in parte a miglioramenti agrari e in parte al sostegno economico di iniziative culturali di aggregazione, sociali ed assistenziali che si svolgono sul territorio.

consorzio 1

Oggi, gli Uomini di Massenzatica hanno fondato la loro attività sui criteri di sostenibilità paesaggistica, ambientale e culturale e hanno messo su anche una serie di relazioni con Enti pubblici e di consulenze con diverse Università per “qualificare scientificamente” le strategie più efficaci per l’attuazione dei propri programmi (Università di Ancona, Ferrara, Padova Udine e Trento).

Contrastare il rischio idrogeologico e la perdita di fertilità dei suoli, preservare la biodiversità e valorizzare le colture di pregio, gestire direttamente i terreni con finalità sociali: i Massenzatica ci insegnano che, mettendo al centro la comunità e i suoi bisogni e utilizzando i beni per la comunità stessa, si riesce a tirar fuori qualcosa di veramente positivo.

La collettività prima di tutto, è troppo tardi perché anche nelle altri parti di Italia si segua il loro esempio?

Germana Carillo

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