biologico_SANA_2010
È appena calato il sipario sul SANA 2010 di Bologna, il Salone internazionale del naturale, appuntamento imprescindibile per operatori del settore e semplici appassionati del mangiare sano e del vivere green. Luci puntate anche quest'anno sul mondo del biologico che, oltre a mettere in mostra il nuovo logo europeo, tenta di fare il punto della situazione sull'agricoltura bio attraverso convegni, degustazioni, premi e workshop.

Ed è il biologico made in Italy il vero protagonista della kermesse che, stando ai numeri resi noti in particolare durante il convegno di apertura, "Il biologico italiano. Scelte degli operatori, bisogni, aspettative e desideri dei consumatori" - raccolti dall'Osservatorio sui consumi SANA-GPF, ideato da Giampaolo Fabris, e dal Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali - continua a mantere un ruolo di primo piano nello scenario internazionale del settore. Ammonta circa a 3 miliardi di euro, infatti, il mercato dedicato ai prodotti biologici, in cui tra i protagonisti spiccano soprattutto donne imprenditrici e giovani con un alto tasso di istruzione e orientati alle nuove tecnologie.

In generale, si stima che l'agricoltura biologica sia cresciuta negli ultimi anni con tassi che oscillano dal 10 al 20% raggiungendo una superficie di 35 milioni di ettari (a cui vanno aggiunti 31 destinati alla raccolta di prodotti spontanei e all’apicoltura) e 1.400.000 aziende in 154 Paesi. Solo nell'ultimo anno la crescita delle superfici coltivate senza l'ausilio di sostanze chimiche è stimata in 3 milioni di ettari, mentre le vendite di prodotti biologici, che insieme ai prodotti equosolidali si stanno affermando sempre di più tra i cittadini europei, sono aumentate di oltre 3 miliardi di euro, praticamente il doppio del valore registrato nel 2003.

L'attenzione per l'ambiente e la qualità della vita si traduce, dunque in atti concreti anche nel punto vendita con il 38% degli europei, in particolar modo donne, che afferma di aver acquistato in più occasioni prodotti biologici. Non a caso è proprio l'Europa il maggior mercato mondiale dei prodotti bio, seguita a breve distanza dagli Stati Uniti. Vecchio Continente e Nord America assorbono, insieme, il 97% della spesa biologica, mentre Asia, America Latina e Australia, pur essendo significativi produttori, sono dediti principalmente all'export.

Pur con la sua superficie ridotta, guida la classifica delle coltivazioni biologiche l'Austria con 12 milioni di ettari, mentre l'Italia con circa un milione di ettari occupa l'ottavo posto a livello mondiale - dopo Argentina, Cina, Stati Uniti, Brasile, Spagna e India - e il secondo a livello europeo insieme alla Spagna. Ma il Belpaese primeggia soprattutto per quanto riguarda le superfici destinate a coltivazioni bio e al numero di aziende agricole che hanno scelto il metodo biologico, le quali si caratterizzano, a differenza della situazione dell'agricoltura tradizionale nostrana, per l'altissima percentuale di donne imprenditrici (25%), di giovani (essendo il 50% al di sotto dei 50 anni), caratterizzati da un alto livello di scolarizzazione e orientati alle nuove tecnologie con il 52% che utilizza giornalmente Internet.

Tra i prodotti biologici che vengono coltivati sul nostro territorio spiccano soprattutto gli ortaggi per la quale l'Italia detiene il primato mondiale con una superficie otto volte superiore a quella spagnola, ma anche cereali, agrumi, uva e olive mentre risulta al secondo posto per il riso. Ma la categoria nella quale l'Italia biologica si distingue in particolar modo è quello delle confetture con una marca di marmellate biologiche che registra vendite superiori a quelle dei grandi marchi industriali e della grande distribuzione.

Anche perché il nostro Paese risulta il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici per un valore complessivo di circa 1 miliardo di euro. Purtroppo però, nonostante tutte queste eccellenze dal punto di vista della produzione, il dato che fa riflettere è quello relativo al consumo di prodotti bio che si collocano intorno al 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane contro il 20% raggiunto, ad esempio, da alcuni prodotti biologici in paesi come la Svizzera, l'Austria, il Liechtenstein, la Germania e i Paesi scandinavi.

Nel complesso, il mercato del biologico italiano è stimato in circa 3 miliardi di euro di cui 1,8 miliardi avviene nel dettaglio dei negozi specializzati, nei supermercati biologici, farmers market, consegne a domicilio o gruppi di acquisto solidale. La grande distrubuzione, pur cominciando a strizzare l'occhio ai prodotti bio e a proporre articoli biologici a proprio marchio, offre ancora una gamma limitata di prodotti rispetto ai concorrenti europei (Carrefour in Francia, per esempio, mette a disposizione circa 3000 articoli bio contro i 350 dell'omonimo italiano), nonostante si registri, in barba alla crisi, un aumento generale della domanda di prodotti confezionati bio - soprattutto al Nord - stimata in circa 400 milioni di euro.

Ed è così che gli italiani acquistano sempre di più negli oltre mille negozi specializzati in soli prodotti biologici distribuiti nella penisola, soprattutto al Nord e al Centro, i quali hanno registrato una crescita media che oscilla tra il 10% dei punti vendita indipendenti al 15% dei negozi affiliati in franchising.

Ma come più volte sottolineato anche dalle ricerche della Coldiretti, aumentano esponenzialmente le vendite dirette degli agricoltori e dei gruppi di acquisto e sono in crescita i ristoranti che offrono opzioni biologiche i quali hanno raggiunto quota 500, concentrati in particolar modo nel centro Italia e nelle grandi città.

Altro punto analizzato dalla ricerca pubblicata dall'osservatorio SANA, riguarda l'utilizzo dei prodotti biologici nelle mense scolastiche, un business stimato tra i 200 e i 250 milioni di euro che coinvolge circa un migliaio di Comuni e si concretizza in oltre un milione di pasti bio per bambini. Numeri destinati ad impennarsi nell'anno scolastico appena cominciato visto anche l'adeguamento dell'amministrazione di Milano (unica grande città che ancora non aveva provveduto) alla legge che prevede l'utilizzo di prodotti biologici nella ristorazione scolastica.

Testi e foto: Simona Falasca

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