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Si è arenata la discussione sull'adozione delle linee guida nazionali in merito alla coesistenza tra coltivazioni OGM, convenzionali e biologiche. Il coordinatore degli assessori regionali all'agricoltura Dario Stefàno durante la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha rinviato al 30 settembre prossimo la decisione di stabilire se e in che misura le tre forme di coltivazione possano convivere.

Soddisfazione da parte di chi è contro l'introduzione degli OGM in Italia. Prima tra tutte Coldiretti secondo cui "il rinvio è coerente con i nuovi orientamenti dell’Unione Europea sulla libertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colture geneticamente modificate. Alla luce del nuovo quadro europeo, infatti, la coesistenza non è più un fatto obbligato, ma una delle opzioni che, in materia di OGM, gli Stati membri hanno facoltà di adottare".

Meglio percorrere strade alternative, avendo la possibilità di scegliere: "Approvare, adesso, le linee guida sulla coesistenza significherebbe - continua Coldiretti - adottare una delle opzioni attualmente previste, escludendo, a priori, possibilità alternative, percorribili in ragione di aspetti di carattere economico e strutturale che, in passato non era nemmeno possibile considerare, ma che rivestono una particolare importanza rispetto alle peculiarità della nostra agricoltura e che, pertanto, non possono essere pregiudizialmente ignorate".

Soddisfatta anche la Task Force di Slow Food che condivide il parere di Coldiretti in merito alla valorizzazione della ricchezza generata dalla tutela e dal potenziamento della biodiversità. E commenta così il rinvio: "Ci auguriamo che questa dilazione sia occasione per avviare una discussione libera e proficua che alla luce delle peculiarità del settore agricolo italiano dichiari l’Italia Ogm free in base alla proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 luglio 2010 che modifica la direttiva 2001/18 Ce per quanto concerne la possibilità per gli stati membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio. In tal senso accogliamo positivamente anche la dichiarazione di Dario Stefàno, coordinatore degli assessori regionali all’agricoltura, che ha motivato il rinvio proprio con la necessità di verificare il lavoro sin qui svolto con le recenti decisioni dell’UE".

Non si fa attendere il commento di Legambiente, che ribadisce il proprio NO alla coesistenza: "Il pacchetto legislativo approvato a luglio dalla Commissione Europea – spiega il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – offre l’opportunità di non dover, per forza, approvare le linee guida per un’impossibile coesistenza tra diversi sistemi agricoli. Sappiamo tutti, ormai, che la proliferazione degli Ogm in campo aperto è assolutamente incontrollabile, soprattutto in un paese dalle caratteristiche geomorfologiche e paesaggistiche come l’Italia. Possiamo quindi avvalerci di questa nuova opportunità, offerta a quei paesi che vogliono insistere sulle specificità locali, e dire un deciso ‘No’ agli Ogm, per valorizzare proprio quelle eccellenze e quelle tipicità agroalimentari che permettono al nostro Paese di competere con successo nell’economia globalizzata".

Francesca Mancuso

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