canapa thc

Il ministero della Salute presenta finalmente la bozza per definire il limite del quantitativo di THC che dovrebbe essere presente nei derivati alimentari della canapa

Alimenti a base di semi e olio di canapa, qual è il livello di THC che possono contenere? Le oramai moltissime varianti alimentari – dai biscotti al pane di canapa fino ad arrivare alla farina e all’olio – devono infatti contenere livelli limitati del principio psicotropo. Ma quali?

Se finora la canapa non rientrava nella definizione di alimento del Regolamento 178/2002 e quindi, in teoria, non poteva essere utilizzata, a prescindere dalla quantità di sostanza psicotropa che conteneva, il Ministero della Salute, insieme con quello dello Sviluppo economico, fa finalmente un passo in avanti e presenta in una bozza il limite del quantitativo di THC che dovrebbe essere presente nei derivati alimentari della canapa.

Si tratta del “Regolamento recante limiti di tetraidrocannabinolo (THC) negli alimenti”, che riporta disposizioni che riguardano la definizione di livelli massimi di THC negli alimenti. Qui, i limiti sono definiti per alcuni alimenti derivati dalla canapa (semi, farina ottenuta dai semi, olio ottenuto dai semi) e per gli integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa (per alimenti diversi si applica l’articolo 2 del regolamento (CE) 1881/2006).

Sulla base del principio di precauzione, i limiti sono definiti come somma della sostanza attiva (A9-THC, A9-tetraidrocanabinolo) e del precursore acido non attivo (A9-THCA-A, acido delta-9-tetraidrocannabinolico A) che, in specifiche situazioni, può portare alla formazione della sostanza attiva.

II regolamento fornisce indicazioni agli operatori del settore alimentare e alle Autorità competenti in applicazione della normativa sull'igiene degli alimenti e dei controlli ufficiali.

Ricapitolando, secondo la bozza di decreto del Regolamento, i limiti sono i seguenti:

  • per i semi di canapa e la farina che si ricava dallo scarto della loro spremitura, il limite è di 2 milligrammi per chilogrammo
  • per l’olio di canapa ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi, il limite è di 5 milligrammi per chilogrammo
  • per gli integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa il limite è di 2 milligrammi per chilogrammo
limiti thc

Ma c’è un ma. Nel regolamento non rientrano nelle definizioni il polline, le infiorescenze, le radici (quindi, dal punto di vista legale, non possono essere usate?). Delle stesse foglie, a prescindere dal contenuto di THC, inoltre, non potrebbe essere giustificato l’uso per infusi e decotti. Sono invece ammessi i semi, considerati una buona fonte di proteine e il loro olio ricco di acidi grassi omega-3 e omega-6.

E non solo, come chiosa il presidente di Federcanapa Beppe Croce, “la cosa più preoccupante è il limite previsto per l’olio derivato dalla spremitura dei semi, che è il prodotto principale della filiera alimentare. Il limite che è stato posto per l’olio è come quello tedesco di 5 milligrammi per chilogrammo che è il più restrittivo. Rispetto al Canada o alla Svizzera sono limiti molto rigidi. Il problema è che soprattutto nei nostri climi, con le estati siccitose come quelle degli ultimi anni ed utilizzando le nostre varietà, abbiamo un rischio molto elevato di superare questo limite, oltretutto poco rilevabile dagli strumenti di rilevazione. La nostra raccomandazione è quello di portarlo almeno a 10 milligrammi per chilogrammo come propone l’EIHA”.

Ci si riferisce, in questo caso, alle linee guida  pubblicate dall’European Industrial Hemp Association, che sottolinea come i limiti tedeschi siano troppo rigidi e che tenendo conto anche della posizione dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, il limite accettabile sarebbe quello di 10 milligrammi di THC per chilo.

Pare, insomma, che il passo in avanti da parte del ministero della Salute non sia ancora quello che ci si aspetta.

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