bayer cancella monsanto

Il matrimonio si fa, ma Monsanto non esisterà più. La Bayer cancellerà infatti il marchio della multinazionale del settore agricolo non appena sarà conclusa la fusione, annunciata da tempo e prevista per il prossimo 7 giugno per un valore complessivo di circa 56 miliardi di euro.

Questione di giorni: il prossimo giovedì nascerà ufficialmente il più grande colosso dell’agrochimica, produttore di sementi e fertilizzanti agricoli, e si chiamerà solo Bayer, l’unico proprietario della “vecchia” Monsanto.

L’operazione rientra in un grande piano di riorganizzazione strategica della multinazionale tedesca, che ha deciso di concentrare le attività solo su farmaceutica e agricoltura. Un bel mix, che da tempo preoccupa associazioni e agricoltori, visti i precedenti di Monsanto come produttore di pesticidi più volte accusati di danneggiare l’ecosistema (un esempio per tutti, il glifosato).

Precedenti scomodi per l’immagine della Bayer?

“L’acquisizione di Monsanto rappresenta una pietra miliare strategica per rafforzare il nostro portafoglio di aziende leader nel campo della salute e della nutrizione” ha dichiarato Werner Baumann, CEO di Bayer AG.

“L’innovazione è vitale per produrre cibo più sano, sicuro ed economico per una popolazione in crescita in modo più sostenibile – fa eco Liam Condon, membro del consiglio di Bayer e presidente della divisione Crop Science - La fusione delle due aziende ci consentirà di offrire innovazione più velocemente e di fornire soluzioni su misura per le esigenze degli agricoltori di tutto il mondo […] Saremo rigorosi nel raggiungimento dei nostri obiettivi di sostenibilità come facciamo con i nostri obiettivi finanziari”.

Dichiarazioni importanti che però non cancellano il passato. I prodotti della Monsanto sono stati accusati tantissime volte di essere tossici per l’ambiente e per la salute e queste accuse sono state sempre supportate da evidenze scientifiche.

Il glifosato, alla base del fertilizzante Roundup, è stato dichiarato nel 2015 probabile cancerogeno dallo Iarc (Agenzia di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), anche se secondo l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza degli alimenti) le prove non sono ancora sufficienti per affermarlo con certezza.

La vicenda ha indotto la Monsanto a portare in Tribunale lo stesso Iarc in risposta agli attacchi che evidentemente stavano ledendo l’immagine (e il portafoglio) del colosso agricolo. Ma al di là delle vicende giudiziarie, le prove scientifiche ci sono.

Proprio recentemente uno studio shock dell’US National Toxicology Program ha rivelato che i diserbanti a base di glifosato sono peggiori del glifosato stesso in quanto uccidono le cellule umane. Inoltre lasciano residui nel cibo e nell’acqua, così come negli spazi pubblici.

Questa fusione, dunque, lascia molto perplessi: le due aziende potrebbero infatti commercializzare circa un quarto dei fitofarmaci venduti a livello mondiale, oltre ad avere un ruolo di primo piano nel settore statunitense dei semi di soia e di cereali. Ma soprattutto si potrebbe verificare un’impennata nella diffusione di OGM, semi geneticamente modificati per non essere sensibili ai pesticidi (come il glifosato, per l’appunto).

Per questo insospettisce anche la decisione di cancellare il marchio Monsanto: Damnatio memoriae? Ci auguriamo invece che le affermazioni rassicuranti della Bayer si traducano in realtà.

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Roberta De Carolis

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