pesticidi ricorso neonicotinoidi respinto

I pesticidi che uccidono le api non si possono usare in campo aperto, e non si torna indietro: il ricorso presentato da Bayer e Sygenta contro le restrizioni ai tre neonicotinoidi è stato respinto dal Tribunale dell’Unione Europea e così il divieto resta. Purtroppo però, tornerà libero il fipronil.

Nulla di fatto per le case produttrici di imidacloprid, clothianidin (Bayer) e tiamethoxam (Sygenta): le restrizioni imposte dall’Unione Europea nel 2013 estese poi a totale divieto in campo aperto il mese scorso erano ampiamente giustificate e non si torna indietro, in quanto le prove dei loro effetti nocivi per le api e per tutti gli insetti impollinatori sono tante e schiaccianti.

Accanto a questo successo, il Tribunale ha però accolto in gran parte il ricorso della Basf contro le restrizioni decise dalla Commissione europea, sempre nel 2013, all’utilizzo del pesticida fipronil, in quanto la decisione sarebbe stata presa in assenza di un'adeguata analisi delle sue conseguenze.

Cosa sono i neonicotinoidi e perché tre di loro sono ora vietati

I neonicotinoidi sono pesticidi con potente effetto insetticida, usati per “proteggere” le colture da potenziali parassiti. Ne esistono diversi e tre di loro, imidacloprid, clothianidin e tiamethoxam, sono risultati particolarmente nocivi per le api e tutti gli insetti impollinatori.

Tra i diversi effetti tossici acuti e cronici riscontrati, gli studi scientifici hanno segnalato in particolare quelli al sistema nervoso: la presenza di queste molecole sulle colture, infatti, disorienta gli insetti, rendendoli incapaci anche di tornare nei loro alveari, condannandoli a morte certa prima del previsto, con evidenti ripercussioni sulle comunità intere.

Per questo l’Unione Europea aveva imposto diverse misure restrittive al loro uso già nel 2013 e recentemente esteso il tutto a totale divieto in campo aperto. Purtroppo però altre molecole delle stessa famiglia, con tossicità non trascurabile, sono ancora consentite e una di loro, l’acetamiprid, è addirittura imposta come strumento per combattere la Xylella nel Salento.

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Il ricorso di Bayer e Sygenta

A seguito delle restrizioni del 2013, le case produttrici di imidacloprid, clothianidin (Bayer) e tiamethoxam (Sygenta) avevano presentato un ricorso (Syngenta anche con una richiesta di risarcimento danni di almeno a 367,9 milioni di euro), allo scopo di riottenere, di fatto, l’autorizzazione al loro utilizzo.

Le aziende sostenevano, tra le altre cose, che le prove sugli effetti dannosi delle molecole non fossero scientificamente rilevanti e comunque non accertate, e che l’Ue non avesse effettuato “un’analisi dei potenziali costi e benefici delle sue azioni”.

Ma, fortunatamente, nulla di questo è stato accettato. Le prove c’erano, ci sono (confermate dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare) e ne vengono prodotte ancora a sostegno di un divieto che, anzi, dovrebbe essere esteso ad altre molecole simili.

Il caso fipronil

Il Tribunale dell’Ue ha però in gran parte accolto il ricorso della Basf contro le restrizioni all’utilizzo del pesticida fipronil, anche questo accusato di essere fortemente nocivo per le api.

Il provvedimento ora quasi completamente annullato, recita testualmente: “L’Autorità ha accertato gravi rischi per le api derivanti da prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva fipronil se usati come trattamento delle sementi di mais. L’Autorità ha accertato, in particolare, un grave rischio per le api causato dall’esposizione a polveri. Non si possono inoltre escludere rischi inaccettabili dovuti a effetti acuti o cronici sulla sopravvivenza e sullo sviluppo delle colonie nel caso di numerose colture”.

Ricordiamo inoltre che il fipronil è stato recentemente al centro di uno scandalo che ha portato al ritiro di milioni di uova da alcuni mercati europei: queste infatti risultarono contaminate dall’insetticida, che è vietato nella produzione di cibo per le persone perché tossico.

Purtroppo però su questo ricorso nulla di fatto: il Tribunale dell’Ue lo ha infatti in gran parte accolto, ritenendo che le misure restrittive alle colture in serra nonché alle sementi di porri, cipolle, scalogni e ortaggi del genere Brassica da seminare in campi e da raccogliere prima della fioritura, si fossero prese senza un’adeguata analisi delle loro potenziali conseguenze.

Resta però il divieto di commercializzare e utilizzare sementi conciate con pesticidi contenenti fipronil. Il Tribunale ha infatti considerato inammissibile un ricorso presentato dalla Basf, che non commercializza essa stessa le sementi: il divieto non la riguarda e dunque resta.

Bene, ma non benissimo.

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La strada per lo stop definitivo ai pesticidi

La strada per lo stop ai pesticidi dannosi per le api è ancora lunga, ma sulla giusta direzione. Le risoluzioni salva api dell’Europa si stanno “propagando”: in Cile, infatti, associazioni ambientaliste e apicoltori stanno chiedendo al Governo di approvare misure simili, e hanno lanciato anche una petizione online per questo.

Resta però il nodo da sciogliere su altri pesticidi ancora permessi, in particolare i neonicotinoidi acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altri quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos. Anche questi infatti costituiscono una minaccia per le api, ma il loro utilizzo è consentito e in qualche caso addirittura sponsorizzato.

Per altre informazioni sugli effetti dei neonicotinoidi sulle api leggi anche:

Roberta De Carolis

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