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Come ben sappiamo il patrimonio agricolo italiano (molto di quello che viene prodotto nel Belpaese e che finisce in numerosissime tavole italiane e non solo) è il più imitato al mondo, uno dei motivi per i quali sempre più eccellenze alimentari sono controllate e garantite da marchi di tutela (anche dal punto di vista giuridico) e Consorzi di valorizzazione. A questo proposito mercoledì 14 luglio a Roma presso la sede del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali si parlerà di salvaguardia dei prodotti agroalimentari a denominazione di origine (DOP, DOC, DOCG, IGP, IGT, STG, VSQPRD) presenti nel nostro paese.

L'incontro è quanto mai di attualità e mostra il vivo interesse che il Ministero, già dalla gestione targata Zaia, ed ora con il neo Ministro Galan, ha inteso porre nei confronti della salvaguardia del made in Italy agroalimentare.

L'intento del Ministero è quello di evitare i sempre più frequenti fenomeni di agro pirateria che ogni giorno vengono ad intaccare tutto quel patrimonio di cultura gastronomica che fanno apprezzare (e perché no invidiare) il nostro paese all'estero, rappresentandone uno dei fiori all'occhiello.

Fenomeni di agro pirateria sono dettati da due ordini di motivi, da una parte da un senso di invidia da parte dei produttori esteri (basti pensare ai numerosissimi prodotti a marchio che l' Italia presenta, in numero nettamente superiore ad altri paesi europei e non solo), dall’altra dalla mancanza di scrupoli da parte di produttori di paesi esteri che ritenendo di trarre vantaggio dall' utilizzo di denominazioni che richiamano al nostro paese o che ne copiano i prodotti, in realtà danneggiano le migliaia di lavoratori (agricoltori, industrie alimentari e quant’altro) che nel nostro paese sono dietro a questi prodotti e che permettono di far conoscere ed invidiare uno dei punti di forza del made in Italy nel mondo.

Non sono solo i produttori ad essere danneggiati da fenomeni di agro pirateria ma anche i territori  dove tali eccellenze sono prodotte che permettono di creare quel connubio indissolubile "prodotto - territorio" che lo rendono irriproducibile se non con opere di plagio.

Il caso da cui si partirà nel convegno in questione per poi analizzare più a fondo il problema è quello, senza dubbio emblematico del Parmigiano Reggiano uno tra i prodotti maggiormente imitati del nostro paese, ma che grazie ad un forte consorzio di tutela del prodotto e della denominazione "Parmigiano Reggiano" si è riusciti in qualche modo a tenere lontano dalla contraffazione, come denotano i casi che hanno portato in tribunale il Parmigiano Reggiano per difendere il proprio marchio (e direi la propria storia, il proprio territorio e la propria onorabilità) da denominazioni strampalate, quali Parmesan e Parmetta. Le imitazioni del top della nostra zootecnia non hanno confini, basti citare il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania A parlare del Re dell’ agroalimentare italiano sarà Leo Bertozzi, Direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che porterà gli esempi delle due recenti vittorie “giurisprudenziali” ai danni di Parmesan e Parmetta. Solo per ricordare il recente caso di “giurisprudenza agro alimentare” del Parmetta che ha coinvolto il Parmigiano Reggiano, che si è visto far valere le proprie ragioni nei confronti della teutonica Fuchs Gewürze GmbH, da parte del tribunale di Colonia, il quale in sostanza ha vietato a quest’ ultima sull’intero territorio tedesco la commercializzazione e la pubblicità di Parmetta. Il prodotto in questione è a base di formaggio e vìola la denominazione di origine protetta, (di cui il Parmigiano ha l’onore di fregiarsi), e ne rappresenterebbe, secondo la sentenza un richiamo quanto mai esplicito, e non come in maniera truffaldina asserito dalla società tedesca un prodotto a base di spezie (quindi tutt’altro).

Altro prodotto del quale si parlerà è, quale punto di partenza per analizzare i danni economici provocati delle sempre più frequenti imitazioni dei prodotti DOP ed IGP è l'aceto balsamico (prodotto tra Modena e  Reggio Emilia ed in determinati comuni di montagna)

In questo secondo caso la parola sarà affidata a Denis Pantini Coordinatore di area agricoltura e industria alimentare di Nomisma, sul tema: “I danni economici delle imitazioni dei prodotti DOP e IGP, anche nel caso del ‘balsamico’

L'intento dell' incontro è quello di sensibilizzare i produttori, i consorzi di tutela nonchè i consumatori verso un utilizzo consapevole dei prodotti agroalimentari di qualità, cercando di consumare italiano, senza farsi ingannare da prezzi "stracciati", spia di prodotti di bassa qualità e di provenienza non italiano.

Interventi finale che precederanno le conclusioni del Ministro Galan, saranno affidati a Riccardo Deserti, Direzione Generale Qualità e Tutela del consumatore MiPAAF (Ministero delle politiche agricole, agroalimentari e forestali), dal titolo: “L’applicazione in Italia della normativa europea a tutela dei prodotti agroalimentari di qualità: l’esperienza concreta” e Fausto Capelli, Docente di Diritto Comunitario presso il Collegio Europeo dell’Università di Parma, dal titolo “La tutela delle denominazioni composte: il caso ‘aceto balsamico’

L’incontro sarà moderato dal giornalista Franco Poggianti, questo a sottolineare quanto la comunicazione possa fare per promuovere i prodotti dell’agroalimentare nostrano e far passare messaggi positivi atti alla loro valorizzazione.

L'intento dell' incontro è quello di sensibilizzare produttori, Consorzi di tutela e  consumatori verso un consumo consapevole dei prodotti agroalimentari di qualità, cercando di consumare italiano, senza farsi ingannare da prezzi "stracciati", spia di prodotti di bassa qualità e di provenienza non italiana.

Fondamentale è ricordare che per tutelare la qualità oltre alle azioni messe in campo dagli organismi preposti (Ministero, Forestali, ecc), il consumatore e l’industria devono fare la propria parte senza prendere lucciole per lanterne magari abbagliati da una denominazione o da un packaging per cosi dire “ad effetto”

L’interesse nei confronti di tali problematiche in un periodo di crisi nel nostro paese che coinvolge anche l’agricoltura dimostra come ormai è  necessario produrre non quantità quanto qualità e che quest’ultima deve essere tutelata con ogni sforzo possibile, affinché il comparto agricolo possa ancora giocare un ruolo di primo piano.

Domenico Aloia


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