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Una busta anonima contenente foglie di pianta di mais transgenico e la mappa topografica di un campo vicino a Fanna, in provincia di Pordenone, è stata inviata ieri al direttore dell’Ersa (Agenzia regionale per lo sviluppo rurale). Secondo quanto rivela la lettera, nel campo sarebbero state coltivate delle piante OGM, all’insaputa delle autorità.

A rivelare questo strano fatto è stato l’assessore regionale alle Risorse Agricole, Naturali e Forestali, Claudio Violino, il quale ha fatto sapere che dalle analisi fatte nei laboratori Ersa risulta in effetti un tipo di mais geneticamente modificato. Anche se al momento non è confermato che le foglie analizzate siano le stesse piantate nel campo indicato.

L’inizio di una coltivazione di Ogm costituisce non solo un’azione fuori legge, ma comporterebbe pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana”. È stato il commento di Legambiente dopo la notizia. Se tutto ciò fosse confermato “sarebbe davvero un atto scellerato ed avventato che esporrebbe a rischio contaminazione l’intera agricoltura italiana - ha fatto sapere Francesco Ferrante della segreteria nazionale dell'associazione - Intraprendere la strada dei prodotti transgenici costituisce, infatti, una scelta irreversibile, rispetto alla quale sono necessarie valutazioni che non lasciano nulla al caso. Se questa segnalazione corrispondesse a verità ci troveremo, dunque, di fronte ad un gesto miope e anche assolutamente illegale, dal momento che in Italia ancora non sono stati approvati piani di coesistenza che consentano la coltivazione di OGM a fianco dell’agricoltura biologica e tradizionale. È tecnicamente difficile, infatti, trovare forme di coesistenza che evitino contaminazioni fatali per il futuro dell’agricoltura italiana, fondato sulla qualità. Proprio per questo è necessario subito verificare la notizia, evitando così ogni drammatica conseguenza”.

Intanto l’assessore Violino ha informato le autorità giudiziarie, poiché la legge nazionale vieta la coltivazione di piante geneticamente modificate senza avere prima una particolare autorizzazione. L’autore della semina è infatti punibile con l’arresto, da 6 mesi a 3 anni, o con una multa che può toccare anche 50.000 euro. E proprio a questo proposito è intervenuta anche la Coldiretti, che ha evidenziato come “l’illegalità vada combattuta con tutti gli strumenti ed i mezzi di cui lo Stato dispone”.

Verdiana Amorosi



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