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Il Parlamento europeo ha votato per il divieto totale degli erbicidi a base di glifosato entro dicembre 2022, si è opposto dunque alla proposta della Commissione Ue di rinnovare per dieci anni la licenza che scade dal 15 dicembre di quest’anno, però non ha tenuto conto delle richieste di 1,3 milioni di cittadini (70mila in Italia) che hanno firmato in meno di cinque mesi, l'Iniziativa dei cittadini europei per vietarne l’uso entro il 2020.

Mentre scriviamo è in corso la riunione degli stati membri dell'Unione europea che dovranno votare sul rinnovo o meno dell'autorizzazione per dieci anni dell'erbicida più diffuso al mondo, nel frattempo però, la decisione presa ieri a Bruxelles lascia perplessi.

Stamattina la coalizione #Stopglifosato, di cui fa parte anche greenMe.it ha manifestato davanti al palazzo dove si tiene la riunione di esperti Ue, con un letto occupato da personaggi che rappresentano l'Europa e Monsanto, la principale azienda produttrice del glifosato. Il personaggio dell'Ue ha il volto dipinto con la bandiera a dodici stelle, quello della società americana aveva le sembianze di un teschio.
 
Tornando all'Europarlamento , la risoluzione (che ricordiamolo non è però vincolante) non è stata salutata positivamente dalla coalizione #StopGlifosato, secondo cui ‘Il Parlamento europeo non ha colto la richiesta che viene dalla società’.
 
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Foto: Getty Image
“È una maggioranza che non ha ascoltato le preoccupazioni degli europei. La Commissione Ambiente aveva approvato nei giorni scorsi un documento in cui si chiedeva una fase di eliminazione delle scorte, fissata da qui al 2020. Andare oltre questa ipotesi non è accettabile. Cinque anni di proroga sono quelli su cui l’industria chimica conta per mettere a tacere i problemi. Abbiamo visto, in questi mesi, le pressioni e addirittura i documenti interni delle multinazionali contrabbandati come studi scientifici indipendenti”, dice la portavoce della Coalizione Maria Grazia Mammuccini.
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Secondo la Coalizione bisogna cambiare rotta rispetto alle modalità seguite da EFSA ed ECHA per superare il parere dello IARC, l’istituto di ricerca sul cancro. Le valutazioni di quest’ultimo, infatti erano basate esclusivamente su studi indipendenti, mentre le due agenzie europee hanno deciso anche in base a ricerche delle multinazionali produttrici.
 
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 "Una giusta richiesta, che appare però a maggior ragione un palliativo rispetto alla decisione di non fermare subito il glifosato. I media di tutto il mondo hanno dimostrato attraverso la pubblicazione dei Monsanto Papers, che c’è una interconnessione tra agenzie di regolamentazione e ricerca guidata dalle multinazionali che va oltre il lecito scambio di pareri. Occorre avere il coraggio di tirare le giuste conclusioni politiche”, conclude la portavoce.

Dominella Trunfio

Foto: Greenpeace

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