Yacouba Sawadogo

Il premio Farmers’ Friend 2017 è andato a Yacouba Sawadogo, un personaggio ormai noto, che ha ispirato anche un documentario del regista Mark Dodd, già vincitore di 7 premi cinematografici, “The Man Who Stopped the Desert”. Ma chi è l’uomo che ha fermato il deserto?

L’uomo dall’età sconosciuta che lotta contro il deserto

Yacouba Sawadogo nasce in Burkina Faso e proprio qui riuscirà a perfezionare alcune tecniche di agricoltura tradizionale per recuperare terreni gravemente colpiti dalla siccità tipica dell’area. Il suo nome e il suo impegno sono diventati celebri, ma di quest’uomo non si conosce nemmeno l’età precisa. Lui dice di avere 70 anni (dichiarazioni del 2016) ma è un numero calcolato sulla base dei raccolti agricoli. In ogni caso, sono circa 30 anni che lotta contro il deserto. ma Yacouba non è stato sempre un agricoltore. I genitori lo mandano a studiare lontano da casa, ma la terra lo richiama a gran voce e così torna per ridare agli africani i suoli che il deserto e la siccità strappano via inesorabilmente, gli stessi africani che per paura del cambiamento spesso poi lo ostacoleranno.

La siccità in Burkina Faso

La siccità e la desertificazione sono un problema enorme in questi territori, dove alla fine la popolazione cede e abbandona aree vastissime perché non più coltivabili. La siccità ha causato nel passato recente carestie e morte, portando appunto poi con sé la desertificazione vera e propria. Ad aumentare la criticità di questo scenario ha in parte contribuito anche il comportamento umano: il pascolo eccessivo, il taglio massiccio degli alberi per ricavare legname per uso domestico (dovuto alla sovrappopolazione, che ha rappresentato la rimozione di ostacoli all’acqua piovana utili ad impedire flussi troppo impetuosi), la presenza di piante non adeguate, rotazione delle colture non efficiente, non utilizzo dei fertilizzanti e così via.

spaceyacouba sawadogo

L’azione di Yacouba Sawadogo

Yacouba Sawadogo ha portato avanti la sua azione insieme a Mathieu Ouédraogo negli anni Ottanta. L’obiettivo dei loro esperimenti era ridare vita a quei terreni con tecniche efficacissime, basate sulla tradizione unita alla sperimentazione: muretti di pietra per rallentare l’acqua piovana, consentire un assorbimento migliore e rendere i terreni più morbidi; fosse particolari riempite di materiali favorevoli alla coltivazione di piante resistenti al clima secco.

Anna Tita Gallo

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