agricoltura terreni mafie

Dalle filiere virtuose dell’agroalimentare arrivano le storie di legalità di chi ha il coraggio di opporsi alla mafia. E allora l’olio e le marmellate fanno tremare le cosche. Il tema del cibo deve essere legato alla legalità e alla giustizia sociale.

Siamo noi consumatori che prendiamo posizione quando facciamo la spesa e decidiamo quali aziende favorire con i nostri acquisti. Esistono alcune aziende agricole che hanno capito che opporsi alla mafia conviene.

Alcune di queste storie verranno raccontate a Terra Madre Salone del Gusto – in corso a Torino dal 22 al 26 settembre 2016 - per farle conoscere a tutti dato che testimoniano una lotta quotidiana a favore della legalità.

A Torino si è parlato di come sia facile per le organizzazioni criminali inserirsi nella filiera agroalimentare, fino a impadronirsi di beni e risorse che sono patrimonio comune. Per cambiare la situazione è necessario stringere le maglie della legislazione così da proteggere gli agricoltori dalla criminalità e i cittadini dalle frodi.

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Ecco due esempi di storie di lotta per la legalità da conoscere.

La cooperativa Goel Bio

Le aziende del gruppo cooperativo Goel Bio si trovano nella piana di Gioia Tauro e nella Locride. La coltivazione di prodotti agricoli da vendere al giusto prezzo purtroppo non è semplice e trova degli ostacoli a causa della criminalità dato che le imprese del gruppo hanno subito diverse intimidazioni. Di recente sono stati recisi 13 alberi di ulivo appena ventenni.

gruppo goel

Secondo Federconsumatori:

“La battaglia per affermare un nuovo modello di agricoltura nel rispetto dell'ambiente, dei diritti e della legalità, spesso anche su terreni confiscati, è un percorso impervio e difficile, ma è quello che ripaga di ogni amarezza e intimidazione”.

Ecco quanto precisato da Vincenzo Linarello, presidente del gruppo cooperativo Goel, che ha creato nella Locride Goel Bio per unire e sostenere le aziende che scelgono di non piegarsi ai ricatti delle organizzazioni criminali:

“Chi si oppone alla ‘ndrangheta guadagna di più: alle 30 aziende della rete che producono agrumi, olio, peperoncino, garantiamo il giusto prezzo. Ad esempio, paghiamo le arance 40 centesimi al chilo invece dei 5 centesimi che avevano generato la rivolta di Rosarno. In cambio chiediamo di bandire il lavoro nero, e ogni violazione viene sanzionata con 10 mila euro di multa e l’espulsione dell’azienda dalla cooperativa”.

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La  cooperativa Terre Joniche

La cooperativa Terre Joniche è nata su terreni che un tempo appartenevano alle cosche Arena e Nicosia, a Crotone. Su 90 ettari di terreno dei 100 sequestrati alla cosca si coltivano cereali, piante da orto e piante frutticole. I terreni fin dall’inizio hanno presentato caratteristiche agronomiche ottime e da qui è nata la decisione di recuperarli e coltivarli. I terreni confiscati sono stati assegnati tramite un bando pubblico e ora le attività della cooperativa riguardano tre settori molto importanti: agricoltura biologica, turismo sociale e servizi di tutela ambientale.

terre joniche

La produzione è concentrata a cece, lenticchia, cicerchia, farro, avena, orzo e grano, da conferire nel circuito dei prodotti a marchio Libera Terra. Questo progetto è considerato una vera e propria speranza nella lotta alla criminalità.

“Noi produciamo prodotti biologici su terreni confiscati. Ci teniamo a mantenere altissimo il livello della nostra qualità, i nostri prodotti non sono solo buoni, ma anche puliti e giusti. E così, chi li sceglie sa che promuove un’economia che rispetta l’ambiente e i lavoratori” – ha raccontato Raffaella Conci, presidente della cooperativa Terre Joniche di Crotone.

Secondo il presidente di Slow Food Italia Nino Pascale, parlare di cibo, d’acqua, vuol dire parlare di diritti. E i diritti dovrebbero arrivare prima dei profitti. Non dimentichiamolo mai.

Marta Albè 

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