No_ogm

Il mais OGM della Monsanto non metterà seme in Italia. Almeno per il momento. Le controfirme dei ministri della Salute Ferruccio Fazio e dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo sul decreto promosso da Luca Zaia dopo il rifiuto della commissione sementi ad inserire questa varietà di granoturco nel registro, impediscono ufficialmente la "coltura di ibridi di mais geneticamente modificati contenente l'evento Mon 810."

Due firme necessarie per opporsi alla volontà di Bruxelles che non erano per nulla scontate, viste le parole e la posizione della Prestigiacomo "più volte pronunciata a favore degli OGM", ma che arrivano sotto il plauso dell'ex ministro delle politiche agricole e attuale Governatore del Veneto, che questo decreto ha fortemente voluto, e delle associazioni riunite nella task force "Per un'Italia libera da OGM".

«Sono davvero felice che i ministri Prestigiacomo e Fazio abbiano firmato il decreto che di fatto blocca le coltivazioni di un mais ogm» esclama Zaia, «Ci spiace che ci siano ancora agricoltori, fra virgolette, che vanno a dire ad altri agricoltori che gli Ogm saranno la via d'uscita dalle crisi dei mercati. Un 20% in più di produzione, se mai sia possibile, di mais in pieno campo in un'azienda media di sei ettari di superficie non significa poter far fronte ai costi di produzione di un indiano pagato un euro al giorno o di un cinese pagato cinque euro al giorno», aggiungendo che «gli Ogm non sono innocui; perché il ministro tedesco ha sospeso la produzione di un mais transgenico che dava problemi di tumori al fegato nelle cavie di laboratorio? Poi ci dicono che gli Ogm serviranno a combattere la fame nel mondo: l'accesso al cibo deve essere una priorità per tutti. Il mais ogm prodotto a Verona non andrà mai a sfamare qualche persona che nel mondo soffre la fame».

E in effetti, come ricordato anche dalla Coldiretti, il Governo tedesco ha imposto il divieto alla coltivazione del Mon 810 dopo che ulteriori accertamenti avevano messo in evidenza gli effetti negativi sull'apparato intestinale, ma anche a seguito delle perplessità circa il possibile contagio derivante dalla impollinazione incrociata tra coltivazioni OGM e non.

Con il NO della Germania, rimangono solo 6 (su 27) i Paesi Europei in cui si coltiva il mais transgenico che, Portogallo a parte, stando al rapporto annuale 2009 dell'"International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications" (ISAAA), hanno registrato tutte una pesante flessione - fino al 12% - delle semine. Un drastico crollo dei terreni seminati con OGM che confermerebbe come, oltre a rappresentare un rischio per la salute e l'ambiente, i prodotti transgenici non sarebbero neppure economici.

"Il fatto che, anche dove è possibile la coltivazione, gli agricoltori riducano le semine è la più concreta dimostrazione che - conclude la Coldiretti nel comunicato stampa in cui esprime tutto il suo apprezzamento per le controfirme dei due ministri - per gli ogm attualmente in commercio non c'è quella miracolosa convenienza economica che le multinazionali e i loro 'tifosi' propagandano".

E proprio al convegno di ieri organizzato dall'associazione degli agricoltori al Vinitaly di Verona che Ferruccio Fazio ha dato ufficialmente la notizia della firma e commentato: "Era una cosa urgente da fare, quando un ministro la firma e' bene che anche gli altri la firmino". "Negli Ogm - ha detto - assistiamo a mutazioni accelerate in modo non previsto. In questo processo non avviene la selezione naturale quindi possono arrivare prodotti inattesi, ad esempio una resistenza agli antibiotici".

E intanto da Bruxelles, come fa sapere il portavoce del commissario europeo alla Salute, John Dalli, durante il briefing quotidiano dell'Esecutivo Comunitario, attendono la notifica del decreto interministeriale italiano che vieta la coltivazione del Mon 810 nel territorio nazionale. Dopodiché bisognerà accertarsi che la norma appena controfirmata rientri nei parametri della "clausola di salvaguardia" prevista dalla legislazione UE che consente ai singoli Stati di avvalersi del diritto di vietare l'uso o la vendita di un determinato OGM (in questo caso il Mon 810) se ritenuto rischioso per la salute o per l'ambiente.

Anche perché attualmente, non è possibile per i singoli stati emettere un verdetto che vieti in generale tutte le coltivazioni transgeniche. Ma su questo punto è stato riconfermato l'impegno preso dal presidente Barroso la scorsa estate di presentare una proposta per lasciare agli Stati membri la facoltà di decidere se coltivare o meno gli OGM autorizzati dalla Commissione. Nel frattempo, chiusa la battaglia del mais Mon 810, in Italia ci si prepara a fare altrettanto con la patata Amflora.

Simona Falasca



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