ogm fidenato

Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso di Fidenato per consentire la semina di Ogm in Italia, dopo che a fine gennaio i ministri dell'Ambiente, della Salute e dell'Agricoltura sono intervenuti per prorogare di 18 mesi, dalla nuova entrata in vigore, il decreto interministeriale che vieta la semina e la coltivazione di mais Monsanto MON810 in Italia.

Venerdì scorso il Consiglio di Stato ha rigettato le motivazioni del ricorso del coltivatore Fidenato che aveva utilizzato sui propri terreni sementi geneticamente modificate in Friuli Venezia Giulia. La decisione del Consiglio di Stato conferma il precedente rigetto del TAR.

"Siamo soddisfatti della decisione del Consiglio di Stato" – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. "Si tratta di uno stop deciso alle mire del Sig. Fidenato che non potrà più procedere alle semine biotech e di un ulteriore passo verso un'Italia Ogm free. Obiettivo necessario all'economia e alla società del Bel Paese e facilmente raggiungibile con gli opportuni strumenti normativi, tra cui la pubblicazione dell'annunciato decreto firmato il 23 gennaio dai ministri della salute Beatrice Lorenzin, delle politiche agricole Maurizio Martina e dell'ambiente Gianluca Galletti, che proroga per altri 18 mesi il divieto di coltivazione di mais Ogm MON810 sul territorio italiano, in attesa dell'entrata in vigore della nuova direttiva Ue in materia di Ogm".

La decisione del Consiglio di Stato non sembra comunque sufficiente per spaventare l'agricoltore, che aveva subito annunciato che nella giornata di ieri, 8 febbraio, avrebbe piantato mais transgenico in una serra presa a noleggio.

Si tratterebbe solo di pochi semi interrati in serra (per via del freddo) come segno di protesta, per segnalare che la sua battaglia a favore degli Ogm continuerà.

"La sentenza del Consiglio di Stato è scandalosa"ha dichiarato Fidenato"si scomoda ancora il principio di precauzione per varare provvedimenti di emergenza che non hanno alcuna base scientifica. Sono davvero cose dell'altro mondo. L'Unione europea ha chiarito in più occasione che gli Stati membri devono collegarsi con l'Efsa (ovvero l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, acronimo di European food safety authority, un'agenzia dell'Unione europea che ha sede a Parma, e fornisce consulenza scientifica in materia di rischi, esistenti ed emergenti, associati alla catena alimentare). Bene, l'Efsa si è pronunciata sul mais Ogm, e che fa l'Italia? Ignora e vara decreti".

L'Italia sta prendendo una posizione netta per il divieto della coltivazione di Ogm sul territorio del nostro Paese in difesa dei prodotti agricoli tipici del Made in Italy, dell'ambiente e della biodiversità.

Fidenato aveva presentato ricorso contro il decreto ministeriale del 2013. Ora la semina è avvenuta in attesa del via libera finale alla nuova direttiva europea che consentirà ai Paesi membri dell'UE di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale.

La decisione del Consiglio di Stato è una scelta coerente con quanto chiedono quasi otto italiani su dieci che sono contrari al biotech nei campi, ma anche con gli ultimi orientamenti produttivi che stanno decretando il flop delle semine Ogm in Europa.

Secondo l'analisi della Coldiretti calano infatti del 3% i terreni seminati con organismi geneticamente modificati in Europa nel 2014 a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse, secondo l'analisi del rapporto annuale 2014 dell' "International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications" (ISAAA).

La superficie Ogm in Europa nel 2014 si è ridotta ad appena 143.016 ettari di mais Bt coltivati in soli 5 Paesi sui 28 che fanno parte dell'Unione. Peraltro ben il 92 per cento di mais biotech europeo è coltivato in Spagna dove sono stati seminati 131.538 ettari mentre le superfici coltivate sono residuali in Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca.

"Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati (ogm) in agricoltura" – come spiega la Coldiretti"non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy".

Ecco infine la reazione positiva di Slow Food di fronte alla decisione del Consiglio di Stato: "La sentenza del Consiglio di Stato, oltre a riconoscere l'importanza del divieto di coltivazione del mais Mon810, ci incoraggia a promuovere un modello di agricoltura fondato sulla tutela della biodiversità e delle produzioni identitarie che rischierebbe di essere seriamente compromesso dall'introduzione di colture gm", ha commentato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. "Ora ci batteremo per riuscire a evidenziare in etichetta le filiere completamente gm free, garantendo così ai consumatori di scegliere il loro cibo in totale trasparenza e tutelando anche il lavoro di quegli agricoltori rispettosi della natura e delle sue regole".

Con il via libera alla direttiva europea sugli Ogm Fidenato dovrà arrendersi?

Marta Albè

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