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Nei mesi scorsi, quest'anno più che mai, il fungo killer del basilico ha fatto tremare la produzione di pesto in Liguria, uno dei prodotti dell'eccellenza regionale e nazionale. Il fungo nel corso del tempo si è rivelato sempre più resistente ai prodotti comunemente utilizzati in agricoltura. Ora gli esperti sono alla ricerca di soluzioni e rimedi.

Ad Albenga lo scorso sabato si è svolto un incontro tecnico con gli agricoltori. È intervenuto Angelo Garibaldi, Presidente del Centro di Competenza dell'Università di Torino, da 50 anni impegnato nella lotta alle malattie delle piante.

La malattia che provoca la morte del basilico è giunta in Europa nel 2003. È causata dalla Peronospora belbahrii, un fungo devastante che sta mettendo in serio pericolo le produzioni di basilico e della salsa nota in tutto il mondo, con ricadute economiche sia per gli agricoltori che per l'industria alimentare.

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Di recente la Regione Liguria ha inoltrato al Ministero della Salute una richiesta formale per l'impiego di nuovi agro-farmaci con cui combattere la malattia. Il tema è molto dibattuto, in quanto la soluzione ideale sarebbe non ricorrere a prodotti di sintesi, ma a metodi alternativi agli agro-farmaci, più sostenibili per l'ambiente.

Secondo Angelo Garibaldi, gli agro-farmaci saranno solo una parte di una strategia di difesa più ampia, dato che purtroppo per sconfiggere il fungo killer non esiste la bacchetta magica. Perché ridurre l'impiego di agro-farmaci? Il motivo è molto semplice: il loro impiego favorisce la nascita di ceppi resistenti del parassita.

Così gli agricoltori sono obbligati ad utilizzare pesticidi o fungicidi sempre più potenti, mentre la scienza si impegna a elaborare prodotti sempre più specifici. Con il timore che i residui di questi prodotti possano risultare dannosi per i consumatori.

La prima soluzione ipotizzata riguarda l'autorizzazione di impiego di alcuni agro-farmaci esistenti, con trattamenti lontani dai periodi di raccolta. Una soluzione giudicata poco praticabile, poiché il basilico viene raccolto in modo scalare e poi subito trapiantato.

La seconda soluzione è di certo più sostenibile. Si tratta di utilizzare oli essenziali sotto forma di vapore, come timo e santoreggia, insieme alla concimazione con prodotti a base di fosforo, che secondo le ricerche condotte possono fornire un'ulteriore protezione. Poi bisognerà evitare di irrigare a pioggia. Servirà un'irrigazione localizzata, quando possibile.

Il rimedio finale, secondo Agroinnova sarebbe dunque nella ricerca applicata, che possa minimizzare l'impatto sul consumatore finale dell'impiego di agro-farmaci. Ad esempio, si trova ora in corso un progetto europeo, denominato TESTA, incentrato sullo sviluppo di metodi di trattamento dei semi a basso impatto ambientale, per evitare la trasmissione delle malattie con l'uso di semi infetti.

"Sarà una lotta ancora lunga quella contro la peronospora del basilico, ma solo con risposte tecnologiche sostenibili per l'ambiente e con la collaborazione di bravi tecnici locali come Giorgio Bozzano e Pietro Pensa che operano in zona con le aziende sementiere, potremo salvaguardare al meglio sia le coltivazioni di basilico, sia i consumatori" – ha concluso Angelo Garibaldi. La speranza è che si trovi il modo per contrastare la Peronospora senza utilizzare prodotti dannosi per l'ambiente e la salute.

Marta Albè

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