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Steve Marsh ha perso la causa intentata per difendere la propria attività e per fermare l'avanzata degli Ogm e di Monsanto in Australia. Vi avevamo raccontato la storia di questo agricoltore australiano la cui azienda biologica, a causa delle contaminazioni Ogm, aveva perso la certificazione bio, e nonostante le difficoltà aveva tentato di sfidare lo strapotere della multinazionale, diventando un simbolo mondiale.

In breve tempo l'uomo si era trovato ad affrontare un grave problema di contaminazione dei propri campi coltivati a causa di una costante diffusione delle piante di colza Ogm sui terreni della sua azienda agricola. Per risolvere la situazione, l'agricoltore non ha potuto rivolgesi direttamente a Monsanto, ma ha provato - per la prima volta al mondo - a fare causa direttamente all'agricoltore confinante, coltivatore di colza Ogm, il cui operato avrebbe portato alla contaminazione. Monsanto è libera da ogni responsabilità per quanto riguarda le contaminazioni Ogm e risulta dunque inattaccabile.

La colza Ogm ha rovinato le coltivazioni bio di segale e avena della tenuta di Kojnoup, 360 km a sud-est di Perth. Marsh ha intentato una causa da 85 mila dollari nei confronti di Michael Baxter. Oltre al risarcimento economico, Marsh aveva richiesto alla Corte Suprema di impedire per sempre al vicino di coltivare Ogm.

Ma il giudice Kenneth Martin ha preso le parti del coltivatore di Ogm nell'annunciare la propria sentenza. Secondo il giudice, Marsh non ha il diritto di ricevere alcun risarcimento, poiché la contaminazione non ha causato danni o incidenti alla sua persona, agli animali o alla sua proprietà terriera.

In realtà, Marsh ha perso ben il 70% della propria azienda agricola a causa delle contaminazioni Ogm. Dunque, perché non è stata fatta giustizia? La ragione è molto semplice. Durante un'udienza della durata di 11 giorni risalente allo scorso febbraio, il giudice aveva sottolineato che la colza Ogm di Monsanto è del tutto innocua per gli animali, le persone e i terreni.

Secondo il giudice, la colza Ogm pone "soltanto" rischi di trasferimento di materiale genetico e di contaminazione e Marsh, in proposito, non avrebbe presentato alcuna prova. Baxter, dal canto proprio, non poteva avere alcuna colpa per l'accaduto, dato che aveva attuato dei metodi di raccolta sicuri e consentiti, cioè considerati adatti ad evitare contaminazioni.

Eppure le contaminazioni sono avvenute comunque, dando la riprova che agricoltura biologica e Ogm non possono coesistere, poiché alle coltivazioni geneticamente modificate sono legati rischi troppo elevati. Secondo alcuni, il caso non avrebbe dovuto essere risolto tra i due agricoltori, ma avrebbe dovuto portare ad un intervento dall'alto da parte del Governo. Ora, molto probabilmente, con il supporto della rete nazionale dei Concerned Farmers, Marsh presenterà ricorso alla Corte Suprema per ottenere giustizia.

Marta Albè

Fonte foto: news.com.au

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