mais ogm

Si riapre la questione Ogm, con particolare riferimento alla tutela dell'agricoltura biologica italiana. Ieri l'Europa non ha raggiunto la maggioranza necessaria a bocciare la proposta della Commissione Europea sull'autorizzazione alla coltivazione e alla commercializzazione del mais Ogm 1507 di Dupont Pioneer. La decisione finale dovrebbe spettare proprio alla Commissione, che è favorevole agli Ogm.

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Con il rischio dell'introduzione in Europa di un nuovo mais Ogm, si fa ancora più urgente la necessità di difendere l'agricoltura italiana. Le associazioni ambientaliste, tra cui Aiab e Legambiente, chiedono una moratoria immediata contro gli Ogm in Italia e un rilancio delle colture di qualità tipiche e biologiche.

Legambiente, Aiab, Wwf, Aprobio e Isde sono intervenute, su invito dei presidenti delle Commissioni 2° e 4° del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ad un'audizione sul regolamento di coesistenza preparato dalla Direzione dell'Agricoltura. Le associazioni hanno espresso alcuni dubbi sul testo proposto e hanno sottolineato che le proposte in questione vanno decisamente rafforzate.

L'ammissione definitiva della coltivazione di Ogm provocherebbe gravi danni all'agricoltura regionale e Italiana. Il Friuli, in modo particolare, è già stato minacciato nei mesi scorsi dalla semina di mais Ogm avvenuta con il supporto di Futuragra e di fronte a cui i politici e le autorità non hanno espresso una chiara opposizione. Le associazioni temono che proprio in Friuli si verifichino le già annunciate abbondanti semine primaverili di mais Ogm.

Approfittando della fase di stallo europea, alcuni agricoltori sarebbero decisi a proseguire nel loro intento di coltivare Ogm sul nostro territorio, senza tenere conto del rischio di contaminazioni per i terreni e le coltivazioni vicine. Ricordiamo il caso dell'agricoltore australiano la cui azienda agricola biologica ha perso la certificazione per via della contaminazione Ogm causata dalla colza coltivata su di un terreno confinante.

Il commento delle associazioni in proposito è molto duro: "Di fronte ad un'agricoltura bio e ogm free che aumenta i propri guadagni di anno in anno, esportando qualità e made in Italy in tutto il mondo, di fronte a una Politica Agricola Comunitaria e ad un Piano di Sviluppo Rurale che chiedono un cambio di passo rilevante verso produzioni sostenibili per un'agricoltura conservativa, come si fa a proporre trucchi tecnologici vecchi ed obsoleti (perché tali sono gli Ogm) spacciandoli per la novità salvifica dei redditi agricoli?".

Dare il via libera agli Ogm significa non tenere conto della necessità di difendere l'agricoltura italiana, sia biologica che convenzionale. I prodotti Made In Italy e biologici nostrani stanno attraversando una fase positiva, anche per quanto riguarda le vendite all'estero. I consumatori si fidano del biologico italiano, ma gli Ogm rischiano di comprometterlo. Le associazioni ricordano, infine, che gli Ogm non possono essere di nessun aiuto all'agricoltura italiana, soprattutto in vista dell'Expo, che punta a valorizzare i prodotti locali e tradizionali, biologici, non omologati e non contaminati da Ogm.

Dire sì agli Ogm e introdurre ufficialmente la loro coltivazione e commercializzazione in Italia significhere bbe non tenere conto né della volontà dei cittadini né della necessità di salvaguardare il mercato del biologico italiano. Il mercato del biologico è inaspettatamente in crescita, nonostante la crisi, come ha sottolineato Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab, che ha aggiunto:

"Sarebbe una scelta miope e disastrosa. Sono di oggi i dati che confermano una crescita del 9% del mercato dei prodotti biologici italiani, in totale controtendenza rispetto a quello alimentare globale, che registra una diminuzione di oltre il 3%. L'agricoltura biologica vince perché i cittadini sanno di poter contare su un prodotto di qualità, salutare e legato alle tradizioni alimentari di ogni paese, oltre che al rispetto dell'ambiente. L'esatto contrario dell'agricoltura e dell'alimentazione rappresentata dalla scelta Ogm".

Si pone una questione di democrazia molto seria, considerando che le coltivazioni Ogm sono respinte dalla maggioranza dei cittadini e delle aziende agricole del continente. Di fronte al timore del via libera agli Ogm dell'Europa, occorre una immediata mobilitazione della società, dei produttori e dello stesso sistema agroalimentare europeo per chiudere le porte a quello che potrebbe raprpesentare un vero e proprio disastro per la nostra economia.

Marta Albè

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