La rivista Food and Chemical Toxicology ha ritirato il discusso articolo sugli effetti negativi degli Ogm, che aveva pubblicato a Novembre dello scorso anno. A realizzarlo era stato il ricercatore francese Gilles-Eric Séralini, evidenziando l'insorgenza di tumori in un gruppo di topi nutriti con mais Ogm Monsanto ed esposti all'erbicida Roundup a base di glifosato, prodotto dalla stessa multinazionale.

Le contestazioni furono molto forti fin da subito. I detrattori sostenevano, infatti, che le cavie impiegate nella sperimentazione fossero costituzionalmente deboli, e dunque maggiormente esposte alle malattie rispetto alle altre. Lo scienziato francese si è sempre difeso dicendo aver utilizzato gli stessi topi scelti da Monsanto per testare e garantire la sicurezza dei propri prodotti Ogm.

Anche il ritiro da parte della rivista, che giunge dopo le numerose lettere giunte alla redazione per esprimere le preoccupazioni circa la validità dei risultati l'uso corretto di animali e persino accuse di frode, segue questa linea. Il comitato editoriale, infatti, dopo aver esaminato tutti gli aspetti del processo di peer-review, ha chiesto il permesso di esaminare i dati grezzi ed è giunto alla conclusione che sia il numero di animali in ciascun gruppo di studio che il particolare ceppo selezionato destassero preoccupazione.

"Il basso numero di animali era stato identificato come causa di preoccupazione durante il processo di revisione iniziale, ma la decisione di peer-review ha stabilito che il lavoro aveva ancora merito, nonostante questa limitazione. Uno sguardo più approfondito ai dati grezzi ha rivelato che nessuna conclusione definitiva può essere raggiunta con questa piccola dimensione del campione per quanto riguarda il ruolo dell'NK603 o glifosato per quanto riguarda la mortalità generale o incidenza del tumore", scrive la rivista.

A parere di Séralini, però, le cose non stanno così. Lo dice, ricordando le pressioni personali a cui è stato sottoposto, dalle pagine del quotidiano francese Le Monde: il sospetto è che si tratta unicamente dei risultati delle pressioni della stessa Monsanto. Il ricercatore francese cita, ad esempio, l'arrivo nel comitato di redazione della rivista, all'inizio del 2013, del tossicologo Richard Goodman, professore presso l'Università del Nebraska (USA) ed ex dipendente della Monsanto. E, francamente, al di là della validità del suo metodo basato su modello animale, non è difficile ipotizzare che ci sia davvero lo zampino di una delle multinazionali più forti del mondo.

Roberta Ragni

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