vertice_FAO_RomaIn una Roma tirata a lucido, ma con il traffico in tilt, stamattina il direttore generale della FAO Jacques Diouf ha ufficialmente aperto il Vertice sull'alimentazione e la sicurezza alimentare raccomandando ai leader di tutto il mondo di affrontare con azioni concrete il dramma del miliardo di persone che "nell'epoca in cui viaggiamo sulla luna e nello spazio", soffrono ancora la fame. Ciò nel più breve tempo possibile e senza aspettare che la situazione esploda in rivolte per il cibo come quelle che nei due anni passati sono scoppiate in 22 paesi, provocando morti e feriti e minando la pace e la stabilità dei governi.

Una persona su sei oggi nel mondo soffre la fame che causa la morte di un bambino ogni trenta secondi. Questi i dati sulla quale i grandi del mondo, Papa incluso stanno riflettendo e a cui dovranno trovare delle soluzioni. Perché il documento con la dichiarazione finale del vertice approvato questa mattina non ha accontentato nessuno, a partire dalle Ong che hanno eretto una tenda davanti alla FAO per protestare contro " l'assenza di ogni impegno concreto per affrontare, con politiche e risorse adeguate, lo scandalo del miliardo di persone che soffrono la fame" e contro le multinazionali che speculano sul cibo.

È per questo che gli oltre 600 delegati delle organizzazioni di agricoltori, pescatori, contadini, donne e associazioni internazionali, riuniti alla Città dell'Altra Economia (nel quartiere Testaccio, non lontano dal Circo Massimo) in un Forum parallelo al Vertice della Fao, hanno espresso la loro delusione per il documento approvato. Come sottolinea Sergio Marelli, presidente dell'Associazione Ong italiane: "Il modello di sviluppo e le politiche agricolo-alimentari fin qui perseguito hanno fatto sì che negli ultimi due anni il numero degli affamati crescesse di 200 milioni. Il prezzo pagato per ottenere il voto favorevole di Usa, Canada, Australia e degli altri paesi del G8 è troppo alto"

Quello che si recrimina alla dichiarazione è "aver tolto il riferimento temporale del 2025 per l'eliminazione e aver cancellato la necessità di stanziare 44 miliardi di dollari all'anno per il sostegno all'agricoltura come richiesto dal direttore generale della Fao Diouf", ma anche l'assenza dei leader del G8 al vertice, "anticipata con le dichiarazioni di ieri circa l'accordo tra Usa e Cina per sminuire i risultati del vertice di Copenaghen sul clima, è un chiaro messaggio di come i Paesi ricchi cerchino ancora di imporre la loro politica nei confronti di quelli poveri".


Il punto è che le politiche agricolo-alimentari e la gestione delle risorse non può essere delegata solo alle agenzie specializzate dell'Onu come la FAO o consegnate alla Banca Mondiale come richiesto dai G8. Ma soprattutto non possono essere le multinazionali la risposta al problema. È per questo che davanti alla tenda, i militanti hanno messo in scena una "rappresentazione" dei piccoli produttori dell'America Latina e dell'Africa schiacciati dalle multinazionali, Monsanto in testa.

Ma non solo, perché a Roma approfittano del vertice per scendere in piazza anche gli agricoltori nostrani per denunciare la situazione critica dell'agricoltura italiana e chiedere "prezzi giusti per vivere degnamente la nostra vita da contadini". Tra le rivendicazioni portate avanti bloccando il traffico di piazza San Giovanni con 3 trattori, anche quella di estendere ai vigneti il contributo statale non alla produzione, ma ai terreni come già fatto per il grano.

E intanto, al vertice interviene anche Jose Manuel Durao Barroso. Nel giorno in cui l'accordo Cina - Usa che ha definitivamente mandato in fumo i negoziati per l'accordo sul clima di Copenaghen, il presidente della Commissione Europea ribadisce come la lotta alla fame, i cambiamenti climatici e la tutela delle biodiversità debbano essere le priorità su cui la comunità internazionale deve lavorare nei prossimi decenni per salvaguardare la sicurezza mondiale. Cominciando dal tenere fede agli impegni assunti all'Aquila al G8 ed investire al meglio il denaro promesso per "massimizzare il suo impatto".

È per questo che Barroso propone, in nome della sicurezza alimentare, di creare "un sistema mondiale di allarme rapido basato su dati scientifici, simile a quello nell'ambito della lotta contro il cambiamento climatico". Perché, proprio come quest'ultima "anche la lotta contro la fame non può aspettare: dobbiamo riuscire a dimezzare la fame nel mondo entro il 2015, secondo quanto previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio".

Speriamo allora, visti gli epiloghi dell'accordo sul clima, non gli sia riservato, dai grandi, lo stesso trattamento.

Simona Falasca

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