ogm mais friuli

Il Friuli apre agli Ogm? "La messa in coltura di varietà di mais iscritto nel catalogo comune europeo è da considerarsi libera". Le preoccupazioni degli ultimi giorni hanno avuto inizio da una dichiarazione presente in una missiva inviata dalla Regione Friuli a Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra, associazione che si batte per introdurre in Italia la coltivazione di sementi geneticamente modificate.

La notizia ha portato ad una riunione d'urgenza della Task Force italiana contro gli Ogm, che si è svolta durante il fine settimana, a Pordenone. Ora la Regione Friuli si sarebbe espressa in direzione contraria rispetto a quanto contenuto nella missiva, ribadendo la propria contrarietà agli Ogm. I timori delle associazioni ambientaliste e a favore dell'agricoltura biologica, tra cui troviamo Aiab e Legambiente, in ogni caso proseguono.

Pare infatti che le autorità non siano intervenute per fermare la coltivazione di mais Ogm Monsanto già in corso, nonostante l'utilizzo e la semina di Ogm in agricoltura sia stata vietata in Italia da un preciso decreto ministeriale. La paura riguarda le contaminazioni dei campi coltivati secondo metodi biologici e tradizionali. Inoltre, la raccolta del mais Ogm potrebbe portare ad un impiego dello stesso che condurrebbe all'ingresso di mais geneticamente modificato nella catena alimentare.

"Ancora una volta voglio confermare qual è la posizione ufficiale della Giunta regionale sulle coltivazioni OGM: la Regione Friuli Venezia Giulia è fermamente contraria alla messa in coltura di qualsiasi forma di mais OGM". Si tratta di quanto ribadito dal vicepresidente del Friuli Venezia Giulia ed assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, riguardo all'incontro con la Task Force No Ogm.

Aiab, in occasione dell'incontro, ha parlato di una vera e propria violazione delle leggi italiane per quanto riguarda la semina e la coltivazione di Ogm in Friuli, con riferimento all'operato di Fidenato. Secondo Aiab, la Regione Friuli, dando indicazioni precauzionali sulla fase di raccolta degli Ogm, dà di fatto il via libera alla loro semina, senza tenere conto del decreto ministeriale che la vieta.

"Aiab, pur condividendo la necessità di agire velocemente con normative regionali e nazionali, a tutela della salute del territorio e dei consumatori - come dichiarato dal presidente dell'associazione, Vincenzo Vizioli - ha proposto azioni dimostrative concrete e il presidio dei campi per fermare la trebbiatura, fino a che non intervengano atti concreti da parte delle amministrazioni. È inaudito che una violazione di un decreto interministeriale non venga fermata e che, oltre la contaminazione, si permetta un ulteriore danno, ovvero quello di affermare che grazie alle lobby e ai potentati le leggi si aggirano. È altresì grave che la Regione FVG affermi in un atto che la semina degli OGM sia libera".

Legambiente, insieme alla Task Force No Ogm, si rende portavoce di un appello per un Friuli Venezia Giulia libero da Ogm, e perché lo sia anche tutta l'Europa. L'obiettivo è la concreta e totale messa al bando della coltivazione di Ogm sul territorio italiano e europeo. Le associazioni si esprimono contro il tentativo forzoso di introdurre gli Ogm in Italia, che in Friuli è in atto da due anni.

"Non c'è alcuno spazio possibile per i prodotti Ogm nel sistema di qualità dell'agricoltura italiana - ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente intervenendo alla riunione della Task Force a Pordenone - e non c'è posto per alcun ingrediente biotech sulla tavola dei consumatori, che insieme alle rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione. Per questo motivo è fondamentale che le istituzioni facciano la propria parte schierandosi contro l'illegalità".

I semi non devono essere considerati merci, ma beni comuni. Dare il via libera alla coltivazione di Ogm significa portare l'agricoltura italiana a dipendere dai brevetti, da ottenere a caro prezzo, per poter utilizzare le sementi geneticamente modificate, che non possono che compromettere il patrimonio della biodiversità agro-alimentare italiana. Il loro impiego è inoltre in contrasto con la sovranità alimentare, cioè con il diritto di ciascun popolo di decidere liberamente che cosa produrre e mangiare. Urge dunque che la questione venga chiarita al più presto.

Marta Albè

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