fotovoltaico dumping

Fotovoltaico, i dazi punitivi non avrebbero un effetto positivo per l'Ue perché potrebbero provocare un calo nella domanda, che si tradurrebbe immediatamente in una grossa perdita di posti di lavoro. È quanto emerge da uno studio condotto dalla società Prognos.

Proteggere la produzione europea del settore, con l'introduzione di misure punitive per colpire le importazioni potrebbe non essere la soluzione contro il dumping, che comporta per i prodotti esteri la vendita ad un prezzo inferiore rispetto a quelli europei.

Secondo le analisi, l'eventuale scelta protezionistica da parte dell'Ue, sulla scia di quella Usa, avrebbe un impatto significativo sull’occupazione e sul valore aggiunto nell’Ue dal 2013 al 2015, sulla base di tre scenari: dazi al: 20%, 35% e 60%.

Un dazio punitivo del 20% costerebbe 115.600 posti di lavoro nell'Unione europea durante il primo anno, di cui 18.200 solo in Italia. Al terzo anno di applicazione il totale di posti di lavoro perduti nell’Unione europea sarebbe di 175.500. Inoltre, con un dazio del 20% la perdita di valore aggiunto sarebbe di 4,74 miliardi di euro nel primo anno e di 18,4 miliardi complessivi al terzo anno.

Per non parlare del dazio punitivo del 60% che potrebbe far perdere fino a 193.700 posti di lavoro in tutta l'Ue durante il primo anno, di cui 22.600 in Italia. Alla fine del terzo anno, nel 2015, la perdita complessiva di posti di lavoro raggiungerebbe le 242.000 unità, con ua perdita totale di valore aggiunto pari a €7,86 miliardi euro durante il primo anno e 27,20 miliardi di euro totali.

Perché? I dazi non dovrebbero favorire la produzione autoctona? Dovrebbero. Ma, secondo Prognos, essi provocherebbero anche una notevole diminuzione della domanda di prodotti per l’energia solare con due conseguenze immediate: la minore domanda d’impianti solari e servizi ela diminuzione nella fornitura dall'Europa alla Cina di prodotti intermedi (o semilavorati), quali materie prime e attrezzature di produzione.

"Il potenziale impatto positivo dei dazi per i produttori europei di prodotti per l’energia solare è niente di fronte all'impatto negativo sull'occupazione nell'UE" ha detto Thorsten Preugschas, Ceo dell’azienda tedesca di gestione di progetto Soventix, un portavoce di Afase, l'Alleanza per un'Energia Solare Accessibile. "A causa dell’imposizione di dazi, la produzione di prodotti solari nell’Unione Europea cresce e si creano un po’ di posti di lavoro. In ogni caso, i posti di lavoro creati dai produttori dell’industria solare europea rappresentano, nella migliore delle ipotesi, solo il 20% dei posti di lavoro perduti lungo la catena del valore del fotovoltaico”,

Francesca Mancuso

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