COP19: chiusa la conferenza sul clima a Varsavia. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

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Dopo una maratona negoziale durata ben 36 ore si è chiusa la COP19 di Varsavia sul clima. Il risultato? Un nulla di fatto che scontenta tutte le associazioni ambientaliste. Poche buone notizie solo per le foreste.

Che le cose stavano per andare a rotoli si è capito chiaramente quando le associazioni e le ONG hanno lasciato la COP, indignate per il "tempo perso" dalle delegazioni che non avevano evidentemente alcuna voglia di prendere e nemmeno preparare accordi vincolanti per ridurre i cambiamenti climatici e limitarne gli effetti.

Le dichiarazioni post chiusura rispecchiano esattamente il clima di pessimismo di pochi giorni fa: nessuna delle associazioni e delle ONG, infatti, esprime giudizi realmente positivo su quanto (non) è stato deciso a Varsavia. Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, così commenta la chiusura dei lavori e i risultati della COP19:

"La mancanza di un senso di urgenza mostrata dai governi in questo processo è stata nauseante. Ed è per questo che abbiamo lasciato i negoziati di Varsavia prima della loro chiusura. I negoziatori avrebbero dovuto usare il vertice di Varsavia per fare un grosso e fondamentale passo avanti verso un’azione globale e giusta contro il cambiamento climatico. Non è successo. E questo mette a serio rischio i negoziati verso il raggiungimento di un accordo globale nel 2015".

Sdegno e rassegnazione nelle parole della Midulla, ma non solo nelle sue: per Martin Kaiser, a capo della delegazione di Greenpeace International,

"Lo stato comatoso di questi negoziati manda un segnale chiaro sul fatto che la disobbedienza civile contro le nuove centrali a carbone e i nuovi pozzi di petrolio è necessaria per prevenire disastrosi cambiamenti climatici. Né i paesi industrializzati né quelli in via di sviluppo volevano fare passi avanti offrendo misure concrete per ridurre le emissioni, e nemmeno mettersi d'accordo su una data concreta entro cui farlo [...] è irresponsabile che i Governi di Polonia, Stati Uniti, Cina, India e UE pretendano di agire contro il global warming e il catastrofico cambiamento climatico mentre si accordano su minuscoli cambiamenti alla COP19".

Dolce-amaro, invece, il commento dell'Italian Climate Network (ICN):

"Il percorso negoziale rimane in piedi, con alcuni passi indietro di ciascuna delle Parti in alcuni settori (leggasi committments e loss&damage) e ciò dimostra che vi è una volontà comune di arrivare ad un accordo globale che contenga tutte le Parti. Questo purtroppo ha fatto diminuire il livello di ambizione e lascia intravedere un percorso in salita verso Lima, ma è certamente meglio di un precipizio".

Molto più diplomatico Matthias Groote, a capo della delegazione del Parlamento Europeo:

"Siamo felici che la conferenza abbia preservato gli scopi della piattaforma di Durban per un accordo globale che metta insieme tutte le parti, verso un'intesa da raggiungere nel 2015 su impegni vincolanti. Nella strada verso Parigi, Varsavia ha dovuto fronteggiare la velenosa divisione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, seppur al costo di parole vaghe mentre avremmo bisogno di impegni chiari e urgenti. Molto è stato lasciato alla COP dell'anno prossimo".

Tradotto: per come stavano le cose non si poteva fare di più del quasi niente che si è fatto.

Karl-Heinz Florenz, vice di Groote a Varsavia, di diplomazia ne ha usata di meno per dire le stesse cose:

"Ancora una volta è stato trovato un compromesso dopo la scadenza ufficiale, tra folle improvvisati di ministri privati del sonno. Ciò prova il fatto che il principio di unanimità nella lotta globale contro il cambiamento climatico non ha più futuro". Poi Florenz lancia la sfida: se non c'è accordo globale l'UE faccia da sola, perché la lotta al cambiamento climatico non è un pericolo ma un'opportunità anche economica e "Gli altri seguiranno, se non vogliono perderci economicamente".

Da ricordare, infine, che almeno una buona notizia è arrivata dalla COP19 di Varsavia: l'approvazione del meccanismo REDD+ sulle foreste, "un lavoro lungo 7 anni che andrà finalmente ad agire su una delle principali cause di emissioni di gas serra (circa il 20% del totale derivano infatti da deforestazione), il secondo è la tenuta del percorso negoziale verso Parigi nonostante il malcontento di molti degli attori", spiega l'ICN.

Sempre contro la deforestazione va ricordato l'impegno di Svezia, Regno Unito e Stati Uniti di devolvere 280 milioni di dollari in favore dell'agricoltura sostenibile che non taglia le foreste tropicali.

Peppe Croce

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