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La corsa al nucleare non si ferma dopo Fukushima, nonostante i ben noti pericoli. Ecco che la Russia ha deciso di escogitare un piano energetico alternativo. Ha infatti annunciato la nascita del primo impianto nucleare galleggiante entro il 2019. Si tratta della Akademik Lomonosov, una vera e propria barca nucleare.

La società di trasporti e spedizioni LLC Baltiysky Zavod Shipbuilding e la società statale per il nucleare Rosenergoatom hanno unito le proprie forze per il nuovo progetto. La prima barca nucleare del mondo conterrà una coppia di piccoli reattori nucleari navali a propulsione, del tipo KLT-40, che saranno in grado di generare fino a 70 Mega Watt di elettricità.

Si tratta della quantità sufficiente ad alimentare una città con una popolazione di 200 mila abitanti, coprendo il completo fabbisogno di energia elettrica, riscaldamento e acqua potabile. La costruzione della Akademik Lomonosov ha avuto inizio il 15 aprile 2007 presso l'impianto Sevmash di costruzione navale e sottomarina di Sverodvinsk.

Il costo complessivo della barca nucleare sarà di almeno 232 milioni di dollari. Quando l'imbarcazione diverrà operativa, fornirà energia sia alla città di Sverodovinsk, nella Russia sub-artica, sia a Sevmash. A partire dal 2019 ospiterà 69 membri dell'equipaggio, che si occuperanno di monitorare i reattori nucleari a bordo.

Ovviamente, sono già sorte diverse preoccupazioni al riguardo. Il proprietario della barca nucleare ha assicurato che i reattori sono in grado di resistere a qualsiasi tipo di disastro, senza ulteriori specificazioni. I reattori dell'imbarcazione verranno modificati per utilizzare uranio leggermente arricchito, anziché altamente arricchito, conforme alle regole dell'International Atomic Energy Commission, per fare in modo che il carburante venga rubato per essere utilizzato nella produzione di armi nucleari.

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I sostenitori del progetto ritengono che la presenza di barche nucleari risulterà utile per portare energia, acqua potabile e riscaldamento nelle zone più remote della Russia e nelle aree abitate più vicine all'Artico, senza dimenticare depositi minerari e basi militari, che ne trarrebbero beneficio. Ciò che si teme maggiormente è che la presenza di barche nucleare in zone così delicate del mondo possa soltanto incrementare il rischio di nuove catastrofi ambientali.

Marta Albè

Fonte e foto: nationalgeographic.com - rbth.co.uk

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