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Il Governo australiano firma accordi segreti e poco trasparenti con alcuni clan di aborigeni australiani per trasformare la loro terra nella pattumiera nucleare nazionale. Ma dubbi e proteste iniziano a essere sempre più difficili da nascondere.

L'Australia è un paese nucleare: possiede il 31% delle riserve globali di uranio e produce molta della sua elettricità dall'atomo. E, di conseguenza, ha a che fare con l'enorme problema dei rifiuti nucleari radioattivi: dove li mettiamo? Nelle terre degli aborigeni!

No, non è una battuta come potrebbe sembrare: i nativi australiani, cioè le persone più lontane al mondo dai vantaggi dell'elettricità a basso costo, devono convivere con i rifiuti prodotti dalle centrali nucleari. Questa settimana il ministro federale delle Risorse naturali, Gary Gray, andrà a parlare con gli aborigeni dell'Australia centrale per trattare l'accordo che porterà alla costruzione di un deposito di scorie nucleari nel loro territorio.

E non è neanche la prima volta che succede: sei anni fa un clan aborigeno, il Northern Land Council (NLC), strinse un patto segreto con il Governo di allora accogliendo la proposta del primo sito di scorie a Muckaty, nel nord dell'Australia, ottenendone vantaggi economici per 12 milioni di dollari.

Sono sufficienti 12 milioni a chiudere un occhio sui rischi di vivere vicino un deposito di rifiuti nucleari? Non è questo il problema: il problema è che gli altri clan e cittadini della zona non ne sapevano niente, tanto che hanno fatto ricorso alla Corte Federale. Ora il neo ministro Gray sta cercando di fare esattamente lo stesso errore: tornare a parlare con il NLC per un secondo sito sempre a Mucktay, sempre in segreto e sempre senza l'accordo degli altri clan e con i residenti.

Questo metodo non piace a molti australiani: Dianne Stokes, una cittadina australiana che vive dove il Governo vorrebbe depositare i rifiuti radioattivi, da tempo lotta contro la proposta e si è rivolta nuovamente alla Corte Federale. L'attivista antinucleare Lauren Mellor ritiene che "Il territorio del nord è stato individuato per il sito perché politicamente ha una giurisdizione debole".

Ma persino la stampa internazionale se la sta prendendo con il progetto governativo: Dave Sweeney, giornalista del Guardian, commenta aspramente la cosa dalle pagine di "Comment is free", la piattaforma del giornale dedicata alle opinioni dei redattori: "Sfortunatamente il nuovo piano segue il vecchio percorso di segretezza, esclusione e lo stesso contesto".

Secondo Sweeney, infatti, il nuovo ministro Grey segue le tracce del predecessore Ferguson, che aveva un approccio alla gestione dei rifiuti radioattivi "caratterizzato da una mentalità chiusa e da una porta bloccata". Poi Sweeney aggiunge: "I rifiuti radioattivi sono una sfida internazionale seria e crescente. Nonostante decenni di rassicurazioni da parte dell'industria e di progetti covernativi assai costosi, nessuna nazione ha ancora un deposito definitivo per i rifiuti ad alte radiazioni".

L'abitudine di gestire gli affari nucleari in gran silenzio e con accordi segreti, quindi, è comune un po' in tutto il mondo.

Peppe Croce

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