Glifosato: 9 studi su 11 presentati da Bayer all’Efsa non soddisfano gli standard di validità scientifica

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Una revisione degli 11 studi sul glifosato presentati da Bayer all'Efsa mostra che 9 non rispettano gli attuali standard scientifici

A fine settembre Efsa ed Echa hanno annunciato l’avvio delle consultazioni sul glifosato, una raccolta di materiale scientifico che consentirà di valutare se è il caso o meno di autorizzare nuovamente il controverso erbicida.  Nel frattempo, una revisione degli studi sulla sicurezza presentati da Bayer alle autorità di regolamentazione dell’Ue, mostra che la stragrande maggioranza di questi documenti non soddisfano gli standard internazionali di validità scientifica.

A sostenerlo sono due scienziati dell’Istituto di ricerca sul cancro dell’Università di medicina di Vienna che, dopo aver condotto una revisione sugli 11 studi presentati all’Efsa da Bayer durante le consultazioni, hanno evidenziato come solo 2 siano affidabili. 6 sono stati considerati parzialmente affidabili e tre non lo erano affatto.

Gli studi “affidabili” erano del 2016 e del 2020, entrambi sponsorizzati da Monsanto, che detiene il brevetto originale sul glifosato ed è produttore di Roundup (oggi inglobato in Bayer). Quelli considerati non affidabili sono stati realizzati oltre 10 anni fa: due sono stati sponsorizzati dalla ex DuPont Co e uno dalla società di biotecnologie vegetali Verdia Inc.

Le ricerche analizzate nel rapporto riguardano le proprietà genotossiche del glifosato. Le aziende ovviamente sostengono che il loro prodotto non lo sia, il che significa che utilizzandolo non vi sono rischi di possibili danni al DNA.

Ma Siegfried Knasmueller, l’autore principale del rapporto, ha dichiarato al Guardian che non solo la maggior parte degli studi mancano di qualità, ma che la ricerca del settore non include test nuovi e “probabilmente migliori per l’individuazione di agenti cancerogeni genotossici”. Ci sono infatti prove, in ricerche pubblicate più recentemente, che il glifosato può causare danni al DNA nelle cellule epatiche umane.

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Il dottor Knasmueller ha fatto sapere che mentre diversi studi di settore erano “corretti da un punto di vista metodologico al momento in cui sono stati condotti”, “non sono in accordo con l’attuale strategia”. In pratica, con sole due eccezioni, si tratta di ricerche vecchie che non rispettano più gli attuali standard scientifici e che quindi non possono considerate accettabili in una nuova valutazione sul glifosato che dovrebbe invece comprendere gli studi più aggiornati.

Questa nuova revisione, dunque, potrebbe essere decisiva nella valutazione che permetterà di rinnovare o meno la licenza per il glifosato nell’Ue che, lo ricordiamo, scade il 15 dicembre 2022. Una risposta alla consultazione potrebbe arrivare dalle autorità preposte entro giugno.

Nel frattempo, chiunque può acquistare da privato il glifosato con pochi click online, utilizzandolo poi a proprio piacimento, magari anche senza essere consapevole i rischi. Leggi anche: Glifosato: troppo facile acquistarlo online su Amazon o eBay per un privato (anche in Italia)

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Fonte: The Guardian Institute of Cancer Research Vienna

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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