Bloccati Instagram e WhatsApp: così vogliono censurare la protesta delle donne iraniane che si tagliano i capelli

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Per il sesto giorno consecutivo le tenaci donne iraniane stanno sfidando apertamente il regime dittatoriale tagliandosi i capelli e bruciando i loro veli islamici. Ma per mettere a tacere la loro voce coraggiosa le autorità stanno bloccando Instagram e Whatsapp

Da decenni sono oppresse da un regime dittatoriale fortemente maschilista e costrette a vedere calpestare i loro diritti. Ora, però, le donne iraniane sono davvero esauste e piene di rabbia. Una rabbia, ingoiata come un boccone amaro per troppo tempo, che è esplosa dopo la morte della giovane Mahsa Amini, picciata a morte dalla polizia morale di Teheran semplicemente perché una ciocca di capelli le usciva dall’hijab.

Una morte assurda e inaccettabile, che le donne del Paese hanno voluto denunciare occupando le piazze e le strade delle città per gridare “Morte al dittatore” e chiedere che venga fatta giustizia. Per il sesto giorno consecutivo stanno portando avanti la loro travolgente protesta, bruciando i loro veli islamici e tagliandosi i capelli in pubblico o durante le dirette sui social. Il regime dittatoriale, però, sta rispondendo con una dura repressione e sta facendo di tutto per mettere a tacere le coraggiose cittadine iraniane.

Secondo quanto riferito dall’associazione Hengaw Organization for Human Rights, che monitora le violazioni dei diritti in Iran, sono una decina le persone uccise nel corso dei violenti scontri, ma il bilancio potrebbe essere ancora più drammatico. A essere stati presi di mira dalle autorità iraniane sono anche i social, strumenti usati dalle donne per far sentire il loro grido disperato. Per censurare la loro protesta il regime ha limitato l’accesso a WhatsApp e Instagram, come riferisce NetBlocks, un’organizzazione che monitora la sicurezza informatica e la libertà in rete.

“Adesso l’Iran è soggetto alla più severa restrizione dei social media al livello nazionale dal masscaro del 2019” fanno sapere gli attivisti attraverso un tweet. All’epoca l’accesso a Internet era stato limitato per reprimere le proteste contro il caro carburante e l’irregolare rielezione del presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad.

Ma la tenacia delle donne iraniane è un’onda travolgente e, a quanto pare, non hanno alcuna intenzione di gettare la spugna e rinunciare a rivendicare il diritto più importante: la libertà. Noi siamo dalla loro parte e ci auguriamo che sia per loro l’inizio di una nuova era.

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Fonti: NetBlocks/ Hengaw Organization for Human Rights

 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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