Una mostra e tante informazioni per dire NO alle armi atomiche

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Lo scorso weekend ho visitato una mostra, che mi ha fatto pensare con più consapevolezza ad un problema che tutti noi tendiamo ad ignorare, quello della presenza di armamenti atomici nel nostro paese (come nella base aerea di Aviano), che ci rende un bersaglio, e del pericolo concreto di una guerra atomica che corre tutto il mondo in caso di qualche disaccordo tra qualche superpotenza che possiede queste armi.

E chiarisco che si parla di armi, non dell’energia atomica utilizzata per creare altra energia, ma da utilizzare per uccidere esseri umani, ambiente e futuro, come è già stato fatto durante la seconda guerra mondiale sul Giappone. In questo momento purtroppo, a causa della crisi in Ucraina, si tratta di attualità.

Anche oggi e domani, il 21 e 22 febbraio 2015, presso il Palazzo Ducale in Via Gonzaga 16, Guastalla (RE), potrete visitare la mostra “Senzatomica. Trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”. Organizzata e promossa dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, la mostra sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 12,30. Sabato e domenica dalle 9,00 alle 19,00.

Ad ingresso gratuito, la mostra è pensata in particolare per le giovani generazioni, destinate a raccogliere il testimone del futuro del nostro pianeta e renderlo un luogo in cui alle armi ed ai conflitti si sostituiscano il dialogo e la pace. Così i curatori hanno pensato ad un vero percorso lungo il quale, via via, il visitatore viene messo in grado, di comprendere quale rischio rappresentino per l’intera comunità umana gli armamenti nucleari, e come sia possibile, partendo dalle azioni di un singolo individuo attuare delle politiche attive di pace e rispetto verso il pianeta ed ogni essere vivente.

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Abbiamo riflettuto insieme a tanti ragazzi su temi quali:

  • garantire il diritto alla vita di tutti i popoli;
  • passare dalla sicurezza basata sulle armi alla sicurezza basata sul soddisfacimento dei bisogni fondamentali degli esseri umani;
  • cambiare la visione del mondo: da una cultura della paura a una cultura della fiducia reciproca;
  • il potere che ciascuna persona ha per contribuire ad un mondo libero dalle armi nucleari.

Nel 1980 alcuni medici statunitensi e russi incaricati di studiare gli effetti di un’eventuale guerra nucleare, si resero conto che non si sarebbero potuti curare i superstiti e fondarono un’associazione: l’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW), tramite la quale hanno promosso l’International Campain to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) con l’obiettivo di far adottare un trattato per l’abolizione delle armi nucleari (Nuclear Weapon Convention).

Oggi questa associazione può contare sul sostegno di oltre duecento associazioni e migliaia di cittadini, che pensano che i milioni di dollari spesi ogni anno in armamenti dovrebbero essere utilizzati per garantire pace, istruzione e benessere a tutti gli abitanti del mondo.

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Attualmente sono nove i paesi che hanno dichiarato ufficialmente di possedere le armi nucleari.

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In realtà ci sono alcuni motivi per credere che sia il numero di paesi che posseggono armi nucleari sia il numero stesso di armi possedute possano essere superiori. Fortunatamente ci sono anche delle buone notizie: il Sudafrica, che aveva costruito ordigni nucleari pronti ad essere usati, poi li ha distrutti. Inoltre, altri paesi come il Brasile, l’Argentina e la Libia hanno realmente e definitivamente rinunciato a realizzare ordigni nucleari cancellando i programmi che avevano intrapreso in questo senso.

Si è ritenuto a lungo che possedere armi nucleari potesse rendere gli stati più sicuri. Durante il periodo della Guerra Fredda gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si sono dotati di un enorme quantitativo di armi nucleari con la convinzione che proprio il loro possesso potesse garantire la pace. Si trattava della cosiddetta “deterrenza nucleare”, ovvero il concetto secondo il quale il semplice possesso delle armi nucleari crea un “equilibrio del terrore”: il nemico è scoraggiato dal compiere un eventuale attacco perché teme una rappresaglia che sarebbe certamente “totalmente distruttiva”. E’ il concetto di “Distruzione Reciproca Garantita” secondo il quale, se due schieramenti contrapposti possiedono delle armi nucleari, ogni utilizzo di simili ordigni da parte di uno dei due finirebbe nella distruzione non solo dell’attaccato ma anche dell’attaccante che non avrebbe alcun modo d’impedire la rappresaglia nucleare. Si crea così un clima di terrore in cui nessuno dei due nemici può permettersi di far scoppiare una guerra globale. Anche gli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia e Regno Unito – si sono dotati quasi subito di armi nucleari anche se con potenziali decisamente inferiori a quelli di USA e URSS. Nonostante la Guerra Fredda sia finita, si è assistito negli ultimi anni a una nuova “corsa” agli armamenti nucleari da parte di nazioni come Israele, India, Pakistan, Corea del Nord.

La sicurezza degli stati continua ancora a basarsi sulla logica del terrore e, anzi, essa si è potenziata trasformandosi in quella della cosiddetta deterrenza estesa, con la quale chi ha le armi nucleari minaccia di esercitare rappresaglia nei confronti di un attacco (anche non nucleare) non solo alla nazione stessa, ma anche alle nazioni alleate. Altro che le tanto decantate armi intelligenti.

Per educarci ed educare alla consapevolezza le nuove generazioni trovate tante informazioni idee e suggerimentisul sito della campagna, sostenuta da ICAN (Campagna Internazionale per la messa al bando delle Armi Nucleari), dall’Associazione dei Parlamentari per la Non Proliferazione Nucleare e per il disarmo, da IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War), dall’Istituto di Ricerca Internazionale Archivio Disarmo, dal World Summit of Nobel Peace Laureates, Pugwash (Conferences on Science and World Affairs), da USPID (Unione Scienziati per il disarmo) e da Mayors for Peace.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa Senzatomica ed in particolare Alessandra Luppi per il materiale fornito.

Isy

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